Sicurezza
Pd: l’ora della resa dei conti «Partito sclerotizzato, si cambi»
La minoranza attacca la segreteria. Biondo e Argentieri a Meini: «Gestione verticistica» Dopo l’exploit dei renziani si scatenano le reazioni: «Ci hanno isolato, ora si paga il prezzo»
CECINA. Chiamatela minoranza silenziosa (poi mica tanto, a sentirli oggi), la "voce inascoltata all'interno del partito", chiamatelo pure l'"altro Pd". Certo è che, dopo queste primarie, niente sarà come prima all'interno del Pd cecinese perché questa minoranza che pure ha sostenuto Bersani esce dalla "riserve indiana" e le canta di grosso alla segreteria dell'unione comunale.
In sostanza, critica duramente la gestione del partito da parte della segreteria Meini, la "chiusura versa il nuovo" di un "Pd sclerotizzato" e invoca un immediato cambiamento. E neppure la risicata rimonta di Bersani al ballottaggio di domenica placa questo desidero di cambiare la rotta al partito. Non è un caso che le riflessioni della minoranza (con la segreteria del circolo di Marina Luna Biondo ci sono Vincenzo Argentieri, Federico Parenti, Emiliano Costagli e Pietro Gambino) vengono elaborate il sabato, anche se la volontà è di esternarle ad urne chiuse e ballottaggio archiviato. Eppure la sostanza non cambia.
«Quando le minoranze restano inascoltate, accadono queste cose», dice Argentieri, che invita la segreteria del Pd ad «ammettere i propri errori». Viene imputato a chi guida il Pd cecinese di «non aver mai convocato una riunione dei fondatori», di «non aver mai completato la verifica di fine mandato» e nel merito delle primarie di non aver «mai costituito una segreteria comunale per dialogare coi renziani». Non sono piaciute poi, alla minoranza, le dichiarazioni di Alessandra Meini all'indomani del voto del primo turno fate «senza una condivisione nel partito, che c'è stata solo il martedì», come afferma Luna Biondo, segretaria del circolo di Marina.
E' la stessa Biondo che accusa prima Lippi poi Meini di una "gestione verticistica e mai aperta del partito". «Io da segretaria di circolo ho sempre indetto riunioni dell'attivo, per permettere ad iscritti ed elettori di confrontarsi. Tra noi ci sono "civatiani", persone legate all'esperienza di Marino come Argentieri, e giovani che sno considerati delle risorse. Bersani ha proposto una segreteria di nuovi e noi come circolo questi nuovi li abbiamo invitati. Questa apertura, tuttavia, da parte della segreria comunale non c'è stata. E così è successo nella nostra regione. Ecco perché Bersani in Toscana ha perso».
Federico Parenti aggiunge: «Ritenevo che ci dovesse essere un'altra idea di Pd, un Pd giovane e rinnovato. Noi abbiamo aperto una pagina di Facebook che è un piccolo laboratorio politico come ci riconoscono anche dal nazionale. Possiamo dire che siamo una start-up del circolo dentro il partito». Critico anche Pietro Gambino: «Il risultato delle primarie in Toscana denuncia l'insofferenza degli elettori verso certi meccanismi, verso un partito chiuso che non sa aprirsi all'esterno». Ed Emiliano Costagli ricorda: «La nostra è un'idea di politica come servizio, basta con un partito in cui prevalgono logiche di cooptazione». Cosa succederà adesso? «Occorre cambiare», dicono Biondo e Argentieri, trovando una sintesi con le istanze che arrivano dai renziani.
Dimissioni di chi ha sbagliato? Non arrivano a tanto, dalla minoranza. Ma un chiarimento è necessario, e soprattutto un cambiamento. «E’ chiaro - concludono- che se fossimo stati ascoltati prima, invece che isolati, certi fenomeni nuovi avrebbero potuto essere combattuti meglio e forse avrebbero trovato meno spazio». Il riferimento è a Grillo, ma non solo.(a.r.)
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