La manifestazione
Ballottaggio, è guerra per le iscrizioni al voto
I bersaniani: sembra che tutti gli elettori siano stati rapiti per venti giorni... I renziani: noi non molliamo, vogliamo dire basta a questo immobilismo
CECINA. Elettore più, elettore meno, rimarranno fuori circa 1.200. «Non ho ancora visto una giustificazione in cui si racconti che l’elettore sia stato rapito per venti giorni. La vedo dura». Così, alle 18.30 di ieri, Claudio Seriacopi (bersaniano), uno dei triumviri chiamati a vagliare le richieste in arrivo da tutta la federazione. Da Castagneto a Livorno è stato lui insieme a Valerio Cartei (Sel) e Luciano Guidotti (Psi) a leggere cosa ha scritto chi si vuol presentare al voto domani. A un’ora e mezzo dalla scadenza del termine ultimo le giustificazioni accettate erano nell’ordine dello «zero virgola», sempre per dirla con Seriacopi.
In tutto sono state circa 1.250 le richieste. «Siamo intorno alle 920-930 giustificazioni spedite su internet più altre circa 200 arrivate via fax», dice Seriacopi. Difficile isolare il dato livornese da quello della Bassa val di Cecina. Dalla sezione Guido Rossa spiegano di aver spedito in cartaceo «non più di sette domande di accesso al voto». Nessuna giustificazione, invece, da Bibbona e Castagneto. «Il grosso delle istanze anche fuori Livorno – conclude Seriacopi – è stato inoltrato tramite procedura informatica».
Bersaniani. A due giri d’orologio dal voto le scaramucce tra i sostenitori di Bersani e quelli di Renzi non si spengono. Anzi. Partiamo dal fondo, dall’anatema antirottamazione: «Vorrei ricordare che si tratta di primarie per scegliere il leader nazionale, non le dirigenze del partito; per quelle ci sono i congressi a cui possono partecipare tutti gli iscritti. Ora, non mi risulta che molti afferenti al comitato pro Renzi siano iscritti al Pd, quindi non vedo con quale ruolo possano pretendere di mandare a casa le persone».
Alla faccia dell’apertura. All’antivigilia dal voto, una bacchettata agli avversari gliel’ha proprio voluta dare. Il segretario della Guido Rossa, Nicola Imbroglia, striglia i renziani spiegando che «la libertà di pensiero non giustifica gli attacchi personali». Il riferimento, neanche troppo velato, va dritto contro il comunicato stampa in cui i sostenitori del sindaco di Firenze se la prendevano con “il capo” di Imbroglia, la responsabile cecinese del Pd, Alessandra Meini. Troppo ottimistica secondo i rottamatori la sua lettura del voto di domenica. Ma Imbroglia non si ferma. «Alcune persone si presentano sulla scena politica usando parole come “nuovo” e “verginità” – scrive il segretario – ma parlare di verginità quando chi presenzia alla riunione di organizzazione delle primarie come rappresentante del comitato “Pro Renzi” è un politico di lungo corso come Luigi Fulceri, denota una confusione semantica notevole.
Non è finita, il responsabile della Guido Rossa punta il dito contro i renziani anche per il loro atteggiamento durante l’iscrizione al voto.
«Ci sono persone che hanno dato ore, pomeriggi e mattinate per far si che i cittadini potessero registrarsi e votare ma non mi risulta che i renziani abbiano collaborato assiduamente, anzi». Imbroglia riporta l’esempio della Guido Rossa: all’ufficio elettorale 19, dice «di non aver visto un renziano, neanche dopo aver mandato mail per organizzare turni di presenza». «Proprio per questo – continua il segretario – mi sembra un po’ presuntuoso e arrogante venire a dire che chi perde deve andare a casa».
Renziani. E i renziani? Loro si appellano a chi al primo turno ha votato Vendola, ma cercano anche di rosicchiare voti alla corrente del premier emiliano. «Noi non molliamo, ci crediamo – scrivono i supporter del fiorentino – e sappiamo che sono indispensabili anche i voti dei vendoliani per aggiudicarci la vittoria contro la vecchia leadership del Pd. Ai cecinesi che hanno votato Vendola vogliamo dire: noi siamo per Cecina, esattamente come voi, e vogliamo il meglio per la città in cui siamo nati. Ai nostri concittadini che hanno votato Bersani diciamo la stessa cosa. Domani saremo davanti a un referendum tra il vecchio immobilismo che ci contraddistingue da qualche decennio e la voglia di cambiare, partendo dal basso, perché Cecina è la nostra città non è proprietà privata».
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