Il dolore
Il collega provò a salvarlo, ma ormai era troppo tardi
ROSIGNANO. Erano le 10 del 23 febbraio scorso quando i due sommozzatori alle dipendenze della “40 South Energy”, Francesco Vezzani (38 anni e responsabile della sicurezza dei macchinari) e Daniele...
ROSIGNANO. Erano le 10 del 23 febbraio scorso quando i due sommozzatori alle dipendenze della “40 South Energy”, Francesco Vezzani (38 anni e responsabile della sicurezza dei macchinari) e Daniele Cappanera, 41 anni di Livorno, partirono con un gommone dal porticciolo della Solvay a Vada. Avrebbero dovuto effettuare un’opera di manutenzione ordinaria ad un ondametro, una specie di boa che misura la forza delle onde (la società di cui è titolare Michele Grassi è specializzata negli impianti capaci di estrarre energia cinetica dalle onde), piazzato davanti a Punta Righini, a circa un miglio e mezzo dalla costa.
Arrivati sul posto, i due indossarono l’attrezzatura da lavoro, compreso il collegamento radio tra chi deve scendere sott’acqua e chi rimane sul gommone in superficie. Fu Vezzani ad immergersi, raggiungendo il punto in cui doveva lavorare a circa venti metri di profondità. Mentre Vezzani stava spiegando al collega quanto stava facendo, la sua voce si fece all’improvviso ansimante. Dopo pochi secondi, Francesco smise di parlare e Cappanera pensò ci fosse qualche problema all’apparecchiatura radio ed è per questo motivo che cambiò le batterie. Subito dopo, quando in acqua regnava ugualmente il silenzio, Cappanera decise quindi di tuffarsi. Ai venti metri, non trovò nessuno e così si spinse ancora più in profondità, fino a toccare il fondale, a circa 50 metri. È qui che trovò il collega. Lo afferrò e lo riportò in superficie. Una volta sul gommone, partì la richiesta di soccorso. La Capitaneria di Porto di Livorno inviò sul posto le Guardie costiere, i vigili del fuoco e i volontari del Casm di Rosignano. Per più volte si tentò di rianimare Vezzani, ma per il 38enne non c’era più niente da fare.
Il collega Cappanera, fu trasportato all’ospedale Santa Chiara di Pisa e ricoverato in camera iperbarica, ma nella tarda serata fu dimesso. Le indagini furono affidate al sostituto procuratore Massimo Mannucci.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
