Il dolore
In dieci anni chiuse 263 imprese agricole
I primi dati del censimento 2010 preoccupano Coldiretti: «Qui la burocrazia strangola le ditte, bisogna snellire le norme»
ROSIGNANO. In dieci anni 263 imprese agricole sono sparite nel nulla. Sul territorio del comune di Rosignano nel 2000 si contavano 795 aziende agricole, che dieci anni dopo sono drasticamente scese a 532. Questo il dato fornito dall'analisi delle informazioni richiuste ai cittadini in occasione dal sesto censimento, effettuato nell'ottobre di due anni fa. Un decremento, quello delle ditte a carattere agricolo, che fa riflettere sulla vocazione che in futuro avrà il territorio rosignanese. Un futuro che sembra sempre meno legato all'agricoltura, nonostante che il Comune di Rosignano con le sue 532 imprese dedite al settore delle coltivazioni sia sempre al primo posto nella classifica provinciale, seguito dalle zone di Castagneto Carducci (524 ditte agricole) e Campiglia (482).
Fatto sta che nel 2010 il crollo del numero di attività agricole rispetto al censimento di dieci anni prima è stato pari al 33%. Il che significa che in due lustri un terzo di imprese di questo tipo hanno chiuso i battenti. Un dato che preoccupa le associazioni di categoria, che spiegano come nel settore agricolo sia sempre più difficile “fare reddito”.
«In questo settore - spiega Stefano Poleschi, direttore provinciale della Cia (Confederazione italiana agricoltori) - i costi produttivi sono sempre più alti mentre i prezzi dei prodotti sono spesso fermi da dieci anni». Ecco perché spesso le famiglie che in passato avevano un impresa agricola hanno poi deciso di chiuderla, magari vendendo i terreni. «L’unica soluzione per tornare ad incrementare il settore - prosegue Poleschi - è che le politiche di governo e le istituzioni locali tornino a considerare l’agricoltura un settore produttivo importante, come è effettivamente».
Poleschi in verità vuole sottolineare che il drastico calo di ditte agricole su Rosignano esiste, ma che il dato rilevato dall’ultimo censimento è attendibile solo in parte. «Il sistema di rilevamento - spiega - adottato per l’ultimo censimento è diverso rispetto a quello usato nel 2000. Dieci anni fa si censivano anche i terreni al di sotto dei 2mila metri quadrati, mentre nell’ultima rilevazione no. È ovvio che in questo modo le attività agricole siano diminuite, in tutta la provincia risultano passate da seimila a poco più di cinquemila».
Chi invece collega il decremento di imprese di coltivazione a una caratteristica prettamente locale è Coldiretti. Il presidente provinciale e responsabile per la zona di Rosignano, Simone Ferri Graziani se la prende con le scelte dell’amministrazione locale. «Delle varie zone della provincia - dice Ferri Graziani - Rosignano è senza dubbio la più difficile per “fare impresa” nel settore agricolo. C’è un’assurda burocrazia che strangola questo tipo di attività, l’indice di edificabilità in aree agricole a Rosignano è molto più basso rispetto ad altre aree livornesi, basti pensare che nel regolamento urbanistico vengono indicati i materiali da usare per i manufatti agricoli». Tutte restrizioni che secondo Coldiretti arriveranno a strangolare l’intero settore. «Per questo lanciamo un appello agli amministratori locali - dice Ferri Graziani -: cercate di semplificare la burocrazia altrimenti l’agricoltura, che deve tornare ad essere un settore primario, finirà in ginocchio».
Infine, secondo il presidente Coldiretti, esiste il problema oggettivo dell’irrigazione. «L’agricoltura - conclude - ha bisogno di acqua, ma la poca disponibile a Rosignano viene usata dalla grande industria. Bisogna fare scelte, o si valorizzano turismo e coltivazioni o la presenza industriale».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
