Sicurezza
Accesso agli atti, condannati solo alle spese
Lavori alla palestra, interviene il Comune. E dalla Free Time: «Documentazione in regola»
CECINA. «Tutte le porte e gli infissi hanno la documentazione in regola». I tecnici e la direzione che hanno sovrinteso ai lavori del centro servizi di via Landi fanno chiarezza sulla documentazione che ha consentito l'apertura del complesso davanti al tribunale. E che, oltre ad una palestra (la Free time), ospita studi medici, una piscina, centro estetico, bar, lavanderia.
La questione era stata sollevata a margine di un contenzioso davanti al Tar tra il Comune e la ditta empolese di serramenti Turri srl. La società - in subappalto - aveva completato circa il 95 per cento dei lavori sull'immobile per poi defilarsi. I titolari avevano chiesto al Comune l'accesso agli atti per visionare alcune certificazioni su porte ed infissi, ma il Comune in un primo momento l'aveva negata, per poi consentirla. «Vogliamo precisare che le documentazioni in possesso sono in regola - dicono dal complesso davanti al tribunale - inoltre in aprile abbiamo avuto il controllo dei vigili del fuoco che hanno certificato l'idoneità della struttura. In questi mesi non c'è mai stato un contatto diretto tra la Turri, che era una subappaltatrice, e la società immobiliare Free time srl. Non ci sono stati mai contenziosi tra la ditta di infissi e l'immobiliare, tantomeno con la palestra. Tutti i collaudi alle porte e alle finestre sono stati effettuati da professionisti esterni ed in loco".
In una nota, poi, interviene il Comune di Cecina. «La vicenda ha preso avvio da una richiesta di accesso agli atti della Turri Serramenti srl, formalizzata all'ente senza alcuna qualificazione dell'interesse legittimante. La società Turri, anche se formalmente richiesta dall'Amministrazione di qualificare l'interesse non ha fornito i chiarimenti e le integrazioni. Pertanto l'accesso è stato inizialmente correttamente negato dagli uffici per insussistenza dell''interesse diretto. Peraltro il Comune di Cecina nel provvedimento di diniego ha specificato le condizioni alle quali, nei termini di legge, l'accesso sarebbe stato possibile». Solo dopo il ricorso al Tar il Comune ha saputo della ditta subappaltatrice, per cui ha chiesto al Tar la dichiarazione di improcedibilità. «Pertanto - continua la nota - l'agire dell'amministrazione è stato corretto» e l’accesso, in origine negato, è stato concesso.
L’amministrazione si dice sorpresa dalla condanna del Tar alle spese processuali.
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