Sicurezza
Allora entrare alla Solvay era come avere un poderino in Chianti
La storia di Maria Imperia Orsolini Benvenuti, che da bambina ascoltava la madre leggere le lettere dei soldati al fronte
Intervista raccolta da Giulia Zanaboni e Giulia Taccola a Rosignano il 18 aprile 2012.
Quando sei nata?
Sono nata a Chianni il 14 maggio 1937 e sono arrivata a Rosignano subito dopo la guerra. Sono nata di venerdì, un carattere bislacco come diceva la mia mamma e sono del segno del Toro, quindi sono una affidabile, che va piano nella vita.
Com'era composta la tua famiglia?
Babbo, mamma, mia sorella ed io. Durante la guerra ricordo che il 25 luglio '43, quando cadde Mussolini, si ricevette la notte due amici del mio babbo i quali avevano la radio, noi non l'avevamo, loro portarono la notizia che era caduto Mussolini e sembrava che si diventava tutti ricchi, belli, liberi anche se in realtà non è stato così… Vennero questi due amici e di notte bevvero il vino, a me sembrò una cosa quanto mai insolita, io non avevo mai visto il mio babbo bere di notte il vino.
Perché il vino?
Perché non c'era lo spumante. Tieni conto che la mia mamma che era del 1903 era fra le poche che sapeva leggere e scrivere e le altre mamme che avevano i figli al fronte venivano da noi per farsi leggere le lettere che ricevevano. E nel '42 le lettere dicevano “domani vado in trincea”, e magari chi scriveva sarebbe morto domani. Così quando finì la guerra c'era una spensieratezza, dei sorrisi … Tutti stavano con la bocca spalancata, alcuni con la fisarmonica suonavano per le strade e la gente ballava, suonava e cantava "Rosamunda, Rosamunda che bellissima giornata…".
Com'è stata la tua infanzia?
Chianni è un paese di campagna, quando io sono venuta a Rosignano ero reduce da un insegnamento rurale ed era diverso, anche i libri di testo erano diversi, tutto era diverso.. La mia mamma mi diceva che loro giocavano quando in casa si rompeva un piatto, si rompeva un vassoio, alla forchetta gli si levava un dente, cioè giocavano coi residui di oggetti di casa rotti.
E quando nasceva un bambino l'ostetrica mi portava in camera della puerpera e mi faceva stare dietro alla tenda a guardare fuori dalla finestra, non mi potevo girare, era assolutamente vietato e da bimba educata e ubbidiente com'ero stavo lì finché tutto era passato. Prima le donne che partorivano stavano a letto per giorni e non potevano neanche mangiare. La guerra ci ha maturato, ci ha cambiato, dalla generazione di prima della guerra a quella dopo è passato un secolo. A 18 anni feci una foto dal fotografo, che la ritoccò, la fece a colori e la mise in vetrina, ma il mio babbo corse subito a comprarla, perché non potevo stare in vetrina, questa era la mentalità. E quando aspettai io la prima bimba mi vergognai a dirlo a mia madre, ed eravamo nel '63!
Però hai fatto la tua vita…
Sì, perché i miei genitori mi hanno fatto studiare, non era da tutti, io sono andata a scuola nel 51, ci pensate a Livorno, non mi si vedeva da terra perché ero veramente una bambina! E mi sono fidanzata presto con il mio fidanzato che poi è diventato mio marito, l'ho trovato in terza ragioneria, siamo cresciuti insieme, stessi intendimenti, stessi insegnanti. Ci ha aiutato anche la Solvay, dove lavorava mio padre, dava dei contributi per chi studiava, per i libri, per il treno. Poi ci sono entrata io in Solvay, e quello valeva come un altro diploma, entrare in Solvay - dicevano - era come avere un poderino in Chianti.
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