La protesta
Violenza su una disabile, la difesa farà appello
CECINA. Dopo la motivazione partirà l’appello: è tutt’altro che rassegnato a incassare la condanna a quattro anni Luca Sorbilli. I suoi avvocati Giovanni Marconi e Paola Ciulli vogliono dimostrare...
CECINA. Dopo la motivazione partirà l’appello: è tutt’altro che rassegnato a incassare la condanna a quattro anni Luca Sorbilli. I suoi avvocati Giovanni Marconi e Paola Ciulli vogliono dimostrare che l’articolo 609 bis del codice penale non è stato interpretato correttamente. La vicenda è quella resa pubblica ieri dalla questura, anche se la sentenza del gup Beatrice Dani risale a circa un mese fa. L’imputato, un quarantenne cecinese, è stato condannato per aver avuto due rapporti sessuali con una ragazza, all’epoca ventottenne, ospite di una casa famiglia a Piombino.
Lui sostiene di non essersi accorto dello stato mentale della ragazza, sottoposta poi a due perizie psichiatriche che le avrebbero attribuito un’inferiorità psichica e non un vero e proprio ritardo. Lei stessa, sentita dal giudice al processo, avrebbe ammesso di aver voluto quei rapporti spiegando anche il perché. Secondo il pm Luca Masini e poi il giudice Dani il consenso non è comunque bastato, viste le sue condizioni. Così come non è bastato il pagamento, da parte dell’imputato, di oltre ventimila euro a titolo di risarcimento morale.
I due si erano conosciuti attraverso il cellulare, su una chat di Tim. Si erano scambiati le foto, i nomi (ma lui aveva usato un cognome diverso) e poi si erano incontrati tre volte all’inizio del febbraio 2009. Al secondo e al terzo incontro avevano avuto un rapporto completo. Per lui era solo un’avventura, per lei qualcosa di più. L’indagine della polizia partì quando un’amica della ragazza, pure lei ospite della casa famiglia, raccolse lo sfogo della ventottenne e andò in commissariato a denunciare il cecinese.
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