Il dolore
Beffati dal commercialista per 2 milioni
Una ventina nei guai con il Fisco dopo la morte del professionista. Hanno formato un comitato e si appellano al sindaco
CECINA. Sono artigiani, avvocati, architetti, negozianti, piccoli imprenditori, pensionati, casalinghe, fisioterapisti, agenti immobiliari... per ora una ventina di persone che si sono costituite in comitato civico per ottenere una dilazione nel pagamento degli arretrati e soprattutto il blocco delle sanzioni e degli interessi maturati dal Fisco. Due milioni di euro: è l’ammontare finora quantificato dei pagamenti eseguiti in dieci anni, ma mai versati all’agenzia delle entrate dal loro commercialista.
Sono il comitato dei clienti dell’ufficio Luca Moretti, il professionista cecinese morto suicida a 42 anni nel luglio scorso. Ieri pomeriggio una fitta delegazione di “indignati” è stata ricevuta a palazzo civico dal sindaco Stefano Benedetti, che ha ascoltato le loro richieste e ha raccolto il loro grido d’allarme, definendolo un vero «caso sociale». Il più grave verificatosi a Cecina negli ultimi anni, dopo il fallimento dell’immobiliare Righini, che rischia di mettere sul lastrico decine di famiglie e imprese, tante costrette a chiudere.
Benedetti ha assicurato il suo aiuto, per quanto in potere dell’amministrazione comunale, e il coinvolgimento del prefetto. Intanto ha contattato l’Agenzia regionale delle entrate esponendo il caso e chiedendo cosa è possibile fare per bloccare sanzioni e oneri accessori. Perché una cosa è certa. E ne sono ben consapevoli gli esponenti del comitato: che le imposte in solido dovranno essere ripagate. Ma, con il maturare degli interessi, gli importi sono a dir poco lievitati: a volte addirittura il doppio. In media la cifra da pagare è di 70-80mila euro, ma c’è chi deve rifondere anche 150mila euro. E quel che è peggio, come raccontano i protagonisti, molti pagamenti sono già esecutivi. Ovvero Equitalia ha notificato le cartelle, e sono scattati fermi sulle attività e sanzioni. Molti hanno già dovuto ipotecare beni immobili.
Ci sono marito e moglie che gestiscono un bar e una lavanderia: probabilmente dovranno vendere un’attività per salvare l’altra. C’è una signora che gestisce un canile convenzionato con gli enti pubblici. Non essendo in regola con il pagamento dei contributi, non ha diritto a ricevere i finanziamenti degli enti pubblici. Doppiamente mazziata. Fra tanti cecinesi, c’è anche una commerciante di Livorno, costretta a vendere un negozio. C’è l’idraulico che ha dovuto ipotecare un fondo di proprietà, in cui esercita la moglie, avvocato; e i proprietari della pista di go-kart di Cecina Mare che hanno scoperto di essere “morosi” quando hanno chiesto l’ampliamento della struttura, quella in cui si allena anche Kubica, il pilota di Formula 1. Ma quale ampliamento, si sono sentiti rispondere, se non avete presentato neppure il piano di esercizio degli ultimi due anni? «É certo - dice il sindaco - che siamo di fronte a una grave situazione di allarme sociale. E non c’è dubbio che dobbiamo fare tutto il possibile, perché non è giusto che persone che hanno fatto il loro dovere debbano ritrovarsi nel dramma per una colpa di altri». L’ostacolo è di tipo normativo. Nel caso di professionisti infedeli, infatti, la legge prevede che alle vittime vengano bloccate sanzioni e interessi. Ma solo in presenza di un’azione giudiziaria. Nella vicenda in questione, essendo deceduto il commercialista, non è possibile procedere per vie legali. Era stato presentato un esposto alla procura di Livorno, ma è stato archiviato di prassi. «Abbiamo le prove dei pagamenti - dicono i rappresentanti del comitato – effettuati con assegni intestati allo studio del commercialista». E invitano anche le altre vittime a farsi avanti. «Ce ne sono tanti come noi - aggiungono - che preferiscono tacere perché si sentono sciocchi per essere stati truffati. Ma è importante far sentire la nostra voce, per avere una risposta certa e in tempi brevi».
@mariameini
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