Il Tirreno

Il mare in casa, pronti a chiedere i danni

di Rino Bucci
Il mare in casa, pronti a chiedere i danni

I balneari colpiti dalla libecciata: a Marina nastri di nylon isolano strutture pericolanti. «Non investiremo più»

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CECINA. Il filo di nylon rosso e bianco fascia gran parte delle strutture. Qua e là, un cartello prega i visitatori di stare alla larga perché le strutture "sono pericolanti".

A Marina si cominciano a contare i danni. Le libecciate dei giorni scorsi non hanno lasciato scampo a ristoranti e stabilimenti. Sono troppo vicini al mare e quando le onde si gonfiano sono problemi seri. La spiaggia non c’è più e, ormai, è rimasto solo un fazzoletto dove piazzare l’ultima fila di ombrelloni disponibili per la prossima estate. Colpa dell’erosione. «Se non si interviene – dice Massimo Cascione di Confcommerio – la prossima stagione non apriremo. Non solo i bagni, ma gran parte degli immobili sono a rischio, soprattutto nella zona dei bagni Aurora. Penso che a breve interverrà la protezione civile perché l’acqua rischia di minacciare le fondamenta e compromettere l’agibilità delle case sul lungomare».

Si chiede il conto. L’Associazione marinese ha deciso di far girare tra balneari e ristoratori un questionario. «Vogliamo stilare la lista dei danni – dice il presidente Niccolò D’Andrea – e portare il documento in Comune. Speriamo che da palazzo civico contribuiscono per risarcire gli imprenditori di almeno una parte dei danni». L’ultima allerta meteo lanciata dalla Protezione civile non promette niente di buono. Pierluigi Casalini ha il ristorante (il Separé) a pochi metri da largo Cairoli.

La terrazza guarda sul mare. «Sono venuto a controllare che non ci siano problemi – dice – qui le onde si portano via tutto. Solo lo scorso anno ho dovuto spendere 10mila euro per rimettere in piedi la struttura. Lavoro a Marina da 40 anni e posso dire che l’arenile non è mai stato così misero».

"Non investiamo". La furia delle onde ha frantumato due finestroni e due tende al ristorante Arminda. «Va sempre peggio – dice il proprietario Olinto Demi – domani andrò in Comune per sapere se posso ottenere un contributo per risistemare. Se non parte il ripascimento siamo nei guai. Ce lo avevano promesso per ottobre ma non si è visto». L’arenile che non c’è più e il mare che distrugge scoraggiano gli imprenditori ad investire. «Avrei voluto spendere per risistemare la struttura ma non lo farò – dice Giacomo Ceccanti dei bagni Sirena – anche perché dovrò sborsare 7mila euro per risistemare i danni dell’ultima mareggiata. Mi ha spaccato gli infissi, il basamento e spaccato un muro di cinta. Tutti gli anni escono migliaia di euro solo per i danni causati dalle onde».

Il ripascimento. Il progetto da 11 milioni di euro rimane l’unica soluzione per riportare a Marina un po’ di rena. «In settimana ci sarà la consegna dei lavori alla ditta che ha vinto l’appalto alle Gorette (la Sales, ndr) – dice l’assessore provinciale al demanio Paolo Pacini – mentre per la parte di Marina servirà un po’ di pazienza. Ieri sono scaduti i 35 giorni previsti dalla normativa per presentare le osservazioni. Se nessuna ditta avrà chiesto l’accesso agli atti potremo iniziare con l’intervento tra una decina di giorni».

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