Proteste
Mediatori civili a rischio tagli
Loprete: «Solo nella nostra provincia 11 imprese in difficoltà»
ROSIGNANO. Non ci stanno i mediatori civili che contestano gli effetti di una sentenza, quella della Corte Costituzionale del 23 ottobre scorso che non ha ritenuto fondate le contestazioni che tendevano a minare alla base l'obbligatorietà della mediazione civile. «La declaratoria di illegittimità costituzionale - scrive Patrizio Loprete, responsabile dell’associazione di mediazione Sic&A - è sostanzialmente dipesa solo ed esclusivamente da un vizio procedimentale.
La Corte si è soltanto limitata a rilevare un mero eccesso di delega». Oltre 900 organismi - si fa notare - di mediazione hanno sostenuto investimenti economici per 600 milioni di euro, formato oltre 40.000 mediatori, assunto migliaia di persone con contratto a tempo indeterminato per lavori di segreteria, imprese che dopo la sentenza rischiano la chiusura. «Solo nella nostra provincia- afferma Lopretre - sono stati creati ex novo 11 organismi di mediazione e sedi di mediazione dando lavoro ad almeno un centinaio di persone. Teniamo presente che questa rete di sedi e organismi di mediazione dispiegata sul territorio sono un presidio importante per la diffusione della cultura della mediazione in un Paese in cui l'accesso alla giustizia ordinaria è costosa, aggravata inoltre dalla chiusura di moltissime sedi distaccate di tribunali ed uffici del giudice di pace, come nella Bassa Val di Cecina.
Il Forum nazionale degli organismi di mediazione e dei mediatori civili ha indetto per il giorno 12 novembre a Roma una giornata di mobilitazione nazionale di tutti gli organismi e di mediatori.
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