Il Tirreno

L’ERRORE

Quell’eroe che non è mai esistito

Quell’eroe che non è mai esistito

A Cecina c’è via Matteucci, ma il garibaldino si chiamava Matteoni

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CECINA. A Cecina c’è una strada dedicata a una persona che non è mai esistita. Poche centinaia di metri tra via Borsi e corso Matteotti, a due passi dall’ufficio postale. È via Savino Matteucci. Ecco, Savino Matteucci non è mai esistito o, se ce n’è stato uno, non se ne ricordano imprese tali da giustificare la dedica di una strada. Eppure in città c’è una targa che lo rievoca. Miracoli della toponomastica. Anzi, colpa della distrazione di un funzionario comunale che cinquant’anni fa sbagliò a trascrivere un cognome da un registro. E storpiò Matteoni in Matteucci.

L’errore nacque in occasione delle celebrazioni per il centenario dell’Unità d’Italia, «o comunque nel dopoguerra», spiega lo storico locale Ilio Nencini; quando il Comune volle celebrare la memoria dei suoi eroi garibaldini e decise di intitolare una strada a Savino Matteoni. Eroe cecinese. Savino Matteoni era nato a Fucecchio il 24 marzo 1836 ma aveva sempre vissuto a Cecina. Di lui si sa solo che fu sposato due volte e che fu guardia comunale. Si occupava di accendere i lampioni quando faceva buio e sapeva leggere e scrivere, cosa non da poco per il tempo. Ma soprattutto fu una camicia rossa e un animo ribelle. «Aderì come volontario alla spedizione dei Mille – dice Nencini – e fu decorato con la medaglia commemorativa delle guerre combattute per l’indipendenza e l’Unità di’Italia, con tanto di attestato del ministro della guerra datato 24 dicembre 1886». Fece parte, nella spedizione verso il Meridione (campagna 1860-1861), del reggimento zappatori. In pratica, scavava le trincee. Finita la guerra tornò a Cecina decorato e vi rimase fino alla morte. (morì oltre i settant’anni).

Tutta la parte di città intorno all’ufficio postale nel dopoguerra non era stata ancora edificata. Nella definizione della toponomastica, tra i poeti e le figure risorgimentali, l’amministrazione decise di inserire anche un eroe locale. Venne scelto proprio Savino Matteoni. «In vista del centenario dell’Unità – dice Nencini – fu ratificata la decisione e lì scattò lo sbaglio. È molto difficile scoprire chi fu a commetterloe». Fatto sta che, nel trascrivere quel cognome così importante per la comunità, Matteoni divenne Matteucci. E la targa della via fu piazzata con lo sbaglio in bella vista.

L’anno scorso, in occasione dei 150 anni dall’Unità d’Italia, il Comune ha piazzato un cippo commemorativo per i volontari cecinesi che hanno combattuto per l’indipendenza. La lapide è stata posata al cimitero mentre i musicisti della filarmonica Mascagni suonavano in onore dei patrioti. Tra i nomi incisi c’è anche quello – stavolta corretto – di Savino Matteoni. In un anno di celebrazioni sono stati piazzati cippi, stampate targhe, spostate statue (quella di Garibaldi a Palazzi). Ma nessuno ha mai pensato di correggere quell’errore e restituire la via al legittimo intestatario.

Rino Bucci

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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