Il Tirreno

acqua e industria

«Ma ancora c’è chi vuole il modello unico Solvay?»

ROSIGNANO. La crisi idrica e la crisi industriale. Alessio Giacopelli, ambientalista di Rosignano, interviene replicando a Fabrizio Bagnoli, segretario del Pd. E prende spunto proprio dalle parole...

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ROSIGNANO. La crisi idrica e la crisi industriale. Alessio Giacopelli, ambientalista di Rosignano, interviene replicando a Fabrizio Bagnoli, segretario del Pd. E prende spunto proprio dalle parole di Bagnoli («Sono state le problematiche della risorsa idrica ad aver messo in crisi le produzioni della fabbrica»). Ironizza Giacopelli: «Una rocambolesca sfiga a causa del clima e delle mancate piogge? O forse "sono state le problematiche delle produzioni in fabbrica ad aver messo in crisi la risorsa idrica"? Il paradosso come misura del Pd? Sembra di sì.

Peccato che si siano ignorati i modelli produttivi idrogivori, energivori ed impattanti. Dopo l'incredibile diktat Solvay («il fiume va sfruttato meglio») ormai a tutti è chiaro che alla fabbrica nulla frega del contesto. A cotanta piccata ingratitudine si sono rincorsi interventi-appello-manifesto, convergendo sulle cause (quella idrica) mirando però all'obiettivo del rafforzamento industriale. Tra questi menzione speciale al Dello Sbarba, consolidato bastonatore contro chi non si conforma al "modello unico" Solvay, seguito dal coro piangnone dei vari Rossi-Psi, Giacomelli-Rds e Bagnoli-Pd, mentre il trittico Pd-Psi-Idv ci regala due perle: che dall’industria “a cascata possa essere l'intero tessuto territoriale a beneficiarne", "il sindaco e il presidente della Regione, nel loro incontro con i vertici Solvay, dovranno confermare la volontà del territorio a investire nell'industria".

Come dire dalla genuflessione allo sdraiarsi faccia in giù». Giacopelli ne ha per tutti. «Con tutto il loro lacrimare non spostano il problema di un metro: la questione ambientale era e resta così come il rebus dello sviluppo da ora a 5-10 anni. L'analisi del dottor Menconi è stata l'unica voce "non partigiana" e deve far riflettere i pubblici amministratori e i tecnici che confezionano le scelte. La Val di Cecina è emblematica della crisi sistemica per la quale "quella politica" ha ormai cinicamente dimostrato i suoi limiti: danni incalcolabili al paesaggio, scarso rispetto e tutela del bene pubblico, scarsa preoccupazione della salute e della qualità della vita delle persone, ecc.

Quella politica non si confronta se non strumentalmente e non tenta l'avvio di politiche condivise, non ha il coraggio di cambiare il modello di sviluppo, ancora troppo incentrato e dipendente dall'industria del Novecento e dal cemento! Più volte il sottoscritto ha sollecitato Franchi ad essere più incisivo verso Solvay e nuove scelte sullo sviluppo. Perché affidarsi alla trasferta belga senza progetti alternativi. Ciò mentre Bagnoli confida in "un'alleanza positiva tra istituzioni-cittadinanza-grande industria". Ma allora se lo diceva prima, Franchi risparmiava la trasferta, ci si presentava tutti davanti al cancello di via Piave e si faceva 'na bella sbicchierata con Huart e soci».

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