Attenzione
«Quelle pressioni erano diventate insostenibili»
Paoli (Tenuta San Guido) e il maresciallo rinviato a giudizio «Mi chiamava a tutte le ore e non accettava i miei rifiuti»
CASTAGNETO. «Francamente non credevo che la questione che sta coinvolgendo il maresciallo Gaetano Lo Voi fosse così complessa e grave. Mi sono limitato a far presente a suoi superiori che c'era qualcosa che non andava nei suoi comportamenti». Così il direttore della Tenuta San Guido, Carlo Paoli, ha commentato la sua posizione alla luce del processo che a marzo comincerà nei confronti dell’ex comandante della stazione dei carabinieri di Donoratico, accusato di tentata concussione, truffa ai danni dello Stato, abuso d’ufficio e falso.
«Quando feci la mia segnalazione - prosegue Paoli - seppi che non ero il solo. Personalmente il maresciallo non mi ha fatto niente ma le pressioni, in qualità di direttore dell'azienda, erano divenute insostenibili. Mi chiamava a tutte le ore, provai a dirgli che stava esagerando e che avrebbe dovuto rientrare nel suo ruolo. Come direttore ho sempre agito onestamente, se approfittassi della mia posizione in azienda sarebbero legittimati a cacciarmi. La situazione stava sfuggendo di mano e pensai di rivolgermi ai suoi superiori. Prima al comandante della stazione di Castagneto, Aurelio Sanna, che a sua volta informò il capitano Pasquale De Corato. Non capivo l'ostinazione di Lo Voi, una volta detto no doveva finire lì. Invece dovetti ripetere quei no decine di volte e Lo Voi replicava: "Ma come, me la prendo a male". Mi sono sempre rivolto a lui in maniera attenta e diplomatica, anche un po’ timoroso perché alla fine rappresentava un'istituzione. Ho dei parenti che hanno svolto servizio nell'Arma e per me era una vicenda grave. Comunque davanti a me c'era una persona in divisa, il comandante della stazione della frazione del comune. Lui ripeteva che era una "cosa tra amici: Gaetano e Carlo”, io ripetevo “No, qui ci sono il direttore e il comandante"».
Stando alle accuse, Lo Voi chiedeva una promozione per sua moglie, la quale lavorava nell'azienda Citai, e l’assunzione della figlia e del fidanzato nella stessa azienda.
Oltre alla concussione, l’accusa parla di truffa ai danni dello Stato perché, per l'indisponibilità temporanea dell'alloggio di servizio, il maresciallo si sarebbe fatto rilasciare dalla proprietaria di un appartamento di Donoratico due ricevute di affitto per un totale di 4.550 euro utilizzandole ai fini del rimborso a cui vanno sommati 650 euro per una fattura emessa da un'agenzia immobiliare per un altro alloggio occupato in precedenza. Tutti conti mai saldati ma rimborsati.
«Adesso attendiamo il processo - conclude Paoli - ma da questa storia usciamo tutti perdenti per l'entità del coinvolgimento di chi dovrebbe assicurare sicurezza e lealtà. Non sta a me giudicare, ma questa esperienza ha messo un po’ in crisi certi valori in cui ho sempre creduto». La prima udienza del processo, come abbiamo già scritto, è fissata il 7 marzo a Livorno.
Divina Vitale
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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