Finanza
Ma quale risparmio? A perdere sono i cittadini
Gli assessori Pacini (turismo) e Nocchi (trasporti): «Una sconfitta della politica. Noi torneremo al nostro lavoro, restano per strada tanti progetti»
CECINA. Tornerà a fare il professore all’Iti Mattei di Rosignano, Paolo Pacini. Dal primo gennaio 2013 l’ex sindaco di Cecina, assessore provinciale al Turismo e alle attività produttive nella giunta Kutufà eletta nel 2009, decadrà infatti dall’incarico a Palazzo granducale e tornerà a vita privata. Lui, come altre decine, centinaia di assessori provinciali, spazzati via dallo tsunami Monti, che per decreto ha cancellato dalla mappa istituzionale italiana 35 province.
In Toscana gli accorpamenti ne lasciano 4, di cui la città metropolitana (che unisce Prato e Pistoia a Firenze), Arezzo da sola, Siena e Grosseto insieme, e la maxi area costiera che va da Massa Carrara a Lucca, da Pisa a Livorno. Un taglio netto che ridisegna la geografia del Paese - escluse le regioni a statuto speciale - e per di più in tempi strettissimi. Il prossimo 31 dicembre decadono infatti le giunte, restando in carica i presidenti con funzioni da commissari insieme ai consigli provinciali, fino ad ottobre 2013 quando i Comuni nomineranno nuovi organismi transitori che decadranno dopo 4 mesi. Nel 2014 si arriverà a regime.
Intanto, mentre si annunciano proteste e ricorsi - e il presidente della Provincia di Livorno Kutufà prefigura una Toscana “squilibrata” e al contempo ingaggia un duello rusticano con Pisa per la leadership costiera - anche gli assessori a termine bocciano la riforma. Abbiamo sentito il parere degli assessori espressi dalla Bassa Val di Cecina: il cecinese Paolo Pacini e Piero Nocchi, di Rosignano, per vent’anni responsabile della Cgil comprensoriale e provinciale. E dipendente della confederazione sindacale.
É amareggiato Nocchi. «Non è un problema personale - premette - per quanto mi riguarda io tornerò in Cgil, da cui ho il distacco da quando sono stato eletto in Provincia, e se è possibile andrò in pensione. Ma credo che questa decisione danneggi soprattutto i cittadini, perché lascia a metà un lavoro realizzato in due anni di mandato, e danneggia pure la politica perché azzera senza criterio degli organismi elettivi, senza ottenere né un risparmio dei costi né una semplificazione dell’organizzazione pubblica». L’amarezza viene soprattutto dall’equiparazione con vitalizi e privilegi. «In Provincia non ci sono vitalizi - prosegue Nocchi -. Gli assessori hanno uno stipendio buono, circa 3mila euro per 12 mesi l’anno, ma quando si finisce l’incarico si torna a casa». Lascerà la politica? «Non mi sembra che in questo momento ci siano condizioni entusiasmanti. Con il presidente Kutufà stiamo discutendo se è il caso di rimettere subito il mandato in forma di protesta».
Si dice amareggiato anche Pacini. «Il decreto che cancella le giunte - commenta l’ex sindaco di Cecina – taglia di netto organismi che in questi anni hanno lavorato alla programmazione del territorio. La promozione turistica, la lotta all’erosione, ma anche la gestione dei rifiuti, l’organizzazione dei trasporti, l’edilizia scolastica, tutte attività delegate alle Province».
«L’azzeramento delle giunte - prosegue Pacini - avrà contraccolpi negativi sui cittadini. Perché lasciare solo il presidente come commissario a gestire l’ordinaria amministrazione vuol dire far crollare un intero sistema. Lasciare per strada il lavoro intrapreso dai singoli assessori, tornare indietro, con un risparmio ridottissimo e un enorme problema organizzativo. Anche per la macchina lavorativa, perché queste 4 macroaree in Toscana metteranno insieme qualcosa come 1700 dipendenti e 100 dirigenti».
(Altri servizi alle pag. 2 e 3)
@mariameini
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