Il Tirreno

Dai mesi di isolamento al Bunker 48

di Alessandro Bientinesi
Dai mesi di isolamento al Bunker 48

La seconda vita di Francesco Gioia: ora ha aperto una palestra ed è campione italiano di strongman

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ROSIGNANO. «In quei tre mesi di isolamento mi sono ritrovato a parlare da solo giusto per ricordarmi il suono della mia voce. Ho letto venti volte lo stesso romanzo (“Hannibal Lecter e le origini del male”), ho pensato e mi sono allenato». Un periodo duro ma durante il quale non si è perso d’animo, nonostante sulla testa gli pendesse l’accusa di essere un membro di spicco delle Cor (Cellule di offensiva rivoluzionaria). In carcere Francesco Gioia ha, forse, mosso i primi passi verso il suo futuro da allenatore e uomo più forzuto d’Italia.

Il titolo di campione italiano di “strongman” per Gioia, ottenuto a inizio ottobre, arriva dopo il ritorno in libertà di due anni fa, il matrimonio di questa estate e l’apertura di una nuova palestra. Per il 32enne di Rosignano, dopo almeno cinque anni tra processi, arresti, una condanna per rapina, fughe all’estero e carcere, una sorta di ritorno alla normalità. Una vita familiare tranquilla con la moglie Luisa i suoi due cani (Ludd di quattordici anni e la piccola Meggie) uno stile di vita “straight edge” (niente droghe, alcool, tabacco) abbinato ad una alimentazione vegetariana e oltre cento iscritti nella sua nuova palestra di Rosignano.

Senza dimenticare le iniziative a difesa degli animali, come le cene di beneficenza per il recupero e la rieducazione dei cani allevati per il combattimento.

«Non credo che ci sia un Francesco prima e dopo il carcere – precisa subito Gioia – in realtà mi guardo indietro e, per quelle che sono sempre state le mie convinzioni e i miei ideali, sono lo stesso di quindici anni fa. Semplicemente i processi si sono chiusi senza dimostrare niente di quello per cui ero accusato. Praticamente mi sono fatto quattro anni e mezzo di carcere per il mio pensiero e la mia militanza politica». Una scelta, quella di scappare, che l’ha portato in Spagna: a Madrid e Barcellona, con un’identità fittizia e a tutti effetti da latitante.

«In Spagna ho iniziato a frequentare diverse palestre e spesso mi venivano chiesti dei consigli sugli allenamenti – spiega Gioia – lì ho iniziato a capire che lo sport poteva diventare la mia professione».

Gioia viene catturato ed estradato e si fa quattro anni e mezzo di carcere, di cui tre mesi in assoluto isolamento. «In quel periodo ho continuato ad allenarmi e non sono andato contro al mio essere vegetariano – spiega – a volte alla mensa ero costretto a mangiare soltanto i bianchi delle uova perché erano l’unica alternativa proteica a carne e pesce».

Francesco Gioia esce dal carcere nel 2009 e riparte dall’Aics. Sfrutta la sua grande passione per le arti marziali e inizia a tenere dei corsi di thai boxe e difesa personale. «In palestra venivano delle mamme che mi portavano i loro figli – racconta Francesco – nessuno si è mai rivolto a me con sospetto per tutte le vicende giudiziarie che mi avevano coinvolto. Non mi sono mai troppo preoccupato del giudizio degli altri, anche perché chi mi voleva dipingere come un individuo pericoloso e isolarmi ha ottenuto, forse, l’effetto contrario». In molti, infatti, vanno oltre quel muro di muscoli, l’immagine da duro e i tatuaggi su tutto il corpo. I corsi di Francesco Gioia hanno subito successo, principalmente tra i giovani. Tanto che la Rosignano Solvay Thai Boxe apre una palestra tutta sua in via Bellini a Solvay. Anche le prestazioni fisiche di Francesco Gioia migliorano giorno dopo giorno. Già nel 2010 i suoi record sono di 162,5 chili alla panca con fermo, 260 chili negli stacchi da terra e 185 chili nello squat. Merito anche di una alimentazione che prevede sei pasti al giorno. Nessuna bistecca: uova ma anche prodotti come tofu, seitan e tante verdure la vera carica proteica.

«Nel frattempo in Italia hanno iniziato a prendere piede le competizioni di strongman – spiega Gioia – sport molto diffuso negli Stati Uniti e nell’Europa dell’est. Ho iniziato allenamenti specifici, visto che le prove prevedono di trainare dei camion, sollevare delle auto, spostare e sollevare pesi dai 70 ai 100 chili ciascuno».

Francesco Gioia inizia a partecipare alle varie tappe del primo campionato nazionale di strongman e lo scorso ottobre vince nella categoria sotto i 91 chili il titolo italiano stabilendo anche, durante il campionato, il record nazionale di 36 stacchi da terra sollevando un auto (dead lift car).

E, nella sua nuova e più ampia palestra, la “Bunker 48” in via Guido Rossa, altri due ragazzi, Iulian Irimia e Marco Guccione, sembrano sulla buona via per seguire i suoi successi come uomo più forzuto d’Italia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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