Finanza
Una maggioranza un po’ risicata, a rischio malpancisti
ROSIGNANO. Il siluramento dell’assessore Simoncini il giorno dopo. Ci si chiede, a 24 ore dalla dura nota del sindaco Franchi che ha sancito una volta per tutte la rottura con l’assessore alle...
ROSIGNANO. Il siluramento dell’assessore Simoncini il giorno dopo. Ci si chiede, a 24 ore dalla dura nota del sindaco Franchi che ha sancito una volta per tutte la rottura con l’assessore alle colline, come cambierà la maggioranza che governa Rosignano. Nello specifico se il Pd potrà fare a meno dell’Idv, o dovrà cominciare a guardarsi intorno per allargare la sua consistenza numerica in consiglio comunale.
L’uscita dalla maggioranza della consigliera Sandra Lancioni dell’Idv, intanto, non è stata ancora formalizzata. O almeno, fino a ieri pomeriggio, Lucia Croce presidente del Consiglio comunale, non aveva ricevuto nessun documento ufficiale: «Ho letto la volontà della Lancioni di uscire dalla maggioranza solo sulla stampa», ha dichiarato Croce. Una crisi, quella tra Pd e Idv, che si trascinava da oltre un anno e che si è consumata, in effetti, proprio sulla stampa. Con una guerra di nervi e un fitto scambio di accuse.
Stavolta sembrava una diatriba di guareschiana memoria e invece è sfociata in una crisi di maggioranza. Una maggioranza che adesso, se Lancioni confermerà la sua scelta, dovrà muoversi a passi felpati.
Bene chiarire. I numeri che sorreggono la giunta capitanata da Alessandro Franchi danno sempre un saldo positivo: 16 consiglieri del Partito democratico, il sindaco, che ha diritto di voto, e Giordano Tani, eletto nelle file del Pdl e passato poi al gruppo misto dichiarando di riferirsi idealmente al Psi di Nencini. Facendo due somme, su 30 consiglieri il Pd può contare su un totale di 17 voti più quello, esterno, di Tani. Numeri insomma un po’ strettini per arrivare con la massima tranquillità al giugno 2014, ossia alla data delle prossime elezioni.
Di fronte ad un ordine del giorno un po’ più spinoso, ad argomenti che visceralmente possono dividere, di fronte ad una minoranza unita e compatta (ma sarà così?) sarà insomma fatto divieto ai consiglieri del Pd di ammalarsi. Una giunta che dovrà cogliere, anzi anticipare anche i mal di pancia interni al partito. Non tutte le voci in questi anni infatti, hanno parlato all’unisono.
Legittimi distinguo ci sono stati sul Progetto Rosignano e terminal gas, come ad esempio quelli del consigliere Alessandro Lami, membro delle Rsu di fabbrica, o come quelli di Renato Bartoletti e Roberta Torretti sul sottopasso di via Forlì (Bartoletti poi si dimise dalla commissione lavori Pubblici).
E non dimentichiamo la consigliera Nerina Monti passata dal Pd al gruppo misto e che oggi fa riferimento al Sel. Numeri ristretti, consiglieri che diventano ago della bilancia del governo del territorio. A meno che la giunta ed il sindaco non abbiano la speranza (o la certezza) viste anche le mosse del Pd a livello nazionale, di contare su altre alleanze.
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