Il Tirreno

Non si trova un accordo per il giudice di pace

di Alessandro De Gregorio
Non si trova un accordo per il giudice di pace

Soltanto Montescudaio e Bibbona hanno detto subito sì alla proposta di Cecina Il tempo stringe: Benedetti sollecita gli altri sindaci a decidere entro fine mese

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CECINA. Il tribunale ormai è una partita persa, la mannaia governativa è affilata e colpirà nel giro di un anno. Il giudice di pace è l'unica possibilità che rimane per mantenere sul territorio un servizio minimo di giustizia. Ma il tempo stringe, fra un mese i dodici sindaci della circoscrizione dovranno fare domanda al ministero. E alla luce dell'ultimo incontro tra questo G12 le cose non sono messe tanto bene. Intanto metà dei 12 erano assenti. La proposta di Cecina è stata accolta subito da Montescudaio e Bibbona. Gli altri hanno preso tempo. Qualcuno ha storto il naso. Ora il sindaco Stefano Benedetti ha inviato una lettera ai colleghi con cui formalmente chiede che decidano entro il 30 ottobre. Sì o no. Se mancheranno uno o due comuni il progetto andrà avanti lo stesso. Forse. Se però i no saranno troppi, tutto tramonterà. E anche per le multe o per l’accettazione di eredità, le diffamazioni o le lesioni, bisognerà fare i pendolari con Livorno.

L’unica possibilità che rimane è prevista nella legge 148, che prevede l'assunzione pro quota degli oneri di funzionamento da parte dei comuni consorziati fra loro. In sostanza il ministero paga il giudice, i comuni pensano alla sede e al personale. Una possibilità che il consiglio comunale cecinese, stimolato da una mozione del Psi, aveva approvato all'unanimità.

La scorsa settimana in sala giunta era convocata la riunione tra i rappresentanti dei dodici comuni interessati. Oltre a Cecina, c'erano Rosignano, Montescudaio, Bibbona, Castellina, Guardistallo. Mancavano Santa Luce, Castagneto, Casale, Riparbella, Sassetta e Monteverdi.

Benedetti ha esposto il piano ipotizzando anche alcune cifre di massima. Il Comune di Cecina, proprietario della struttura di via Landi, continuerebbe ad assumersi le spese di gestione della stessa sede (pulizia, telefoni ecc.). Attualmente spende centomila euro l'anno, parte dei quali vengono rimborsati successivamente dallo Stato. Tolti il giudice civile e quello penale, per il mantenimento del solo ufficio del giudice di pace potrebbero bastare sui ventimila euro (e ovviamente senza rimborsi). Il personale di cancelleria e amministrativo verrebbe invece coperto dalle altre amministrazioni. Mantenendo i quattro dipendenti attuali, servirebbero circa 120mila euro da suddividere tra gli altri undici comuni sulla base degli abitanti. Ed è qui che qualcuno ha espresso perplessità: se piccoli comuni spenderebbero cifre sui tre-quattromila euro, Rosignano che è il più grande dovrebbe sborsarne 45mila.

«Noi non siamo affatto contrari - mette le mani avanti Alessandro Franchi - ma non possiamo prendere una decisione del genere prima di riunire la giunta e la conferenza dei capigruppo. Si parla di assumere impegni in bilancio dal 2014 in poi e dobbiamo fare i conti con la riduzione dei trasferimenti statali, con la messa a rischio di altri servizi erogati ai cittadini, con l'impossibilità di aumentare la pressione fiscale. Ripeto: sono più che favorevole al mantenimento del giudice di pace ma dobbiamo fare due conti. E poi ci sono altre possibilità per contribuire: non solo con risorse economiche ma anche mettendo a disposizione personale comandato. Infine potremmo coinvolgere anche altri soggetti interessati al salvataggio dell’ufficio del giudice di pace, come gli avvocati. Dobbiamo parlarne».

Nessun tentennamento da parte di Aurelio Pellegrini: «Montescudaio parteciperebbe per una cifra modestissima, neanche tremila euro. Ma più in generale mi chiedo: quanti soldi pubblici vengono sprecati? E quanto è importante un servizio del genere? Noi sosteniamo in pieno il progetto di Cecina, anzi faccio i complimenta a Benedetti. Questa battaglia è doverosa. Devo dire che all'incontro mi aspettavo un coro di sì. Speriamo che i miei colleghi si convincano in fretta».

«Nessuno si è detto contrario - dice Benedetti - a parte Montescudaio e Bibbona gli altri hanno solo preso tempo per decidere. Io comunque li ho appena sollecitati con una lettera, ci resta poco tempo. Il 17 novembre è il termine per inoltrare domanda al ministero, il quale poi avrà un anno di tempo per decidere. É l’ultimo appello. Poi non ci saranno altre possibilità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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