Il Tirreno

Portovecchio: è qui che cinque donne sfidano la crisi

di Alessandra Bernardeschi
Portovecchio: è qui che cinque donne sfidano la crisi

In cinquanta metri di strada è stata aperta una serie di negozi artigianali al femminile. E c’è chi fa la calzolaia

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ROSIGNANO. In una Paese dove il tasso di disoccupazione tocca il 10,4% e quello giovanile supera il 34%, le storie di queste imprenditrici possono rappresentare un esempio. Cinque donne che non si sono perse d’animo e che a Portovecchio hanno aperto, a pochi metri di distanza le une dalle altre, negozi e laboratori artigianali.

La prima storia è quella di Eleonora Ferri, 39 anni, diplomata all’Istituto d’arte che ha deciso di rilevare l’attività del padre Fabio, conosciuto da tutti con l’appellativo di “Lampo”. «Mio padre faceva il calzolaio. Alla sua morte, nonostante i miei studi, ho deciso di continuare il suo lavoro. Insomma faccio la calzolaia». Un lavoro artigianale che sta scomparendo, non solo nel territorio comunale ma un po’ in tutta Italia. Calzolai donne, poi, sono davvero merce rara, praticamente introvabile. «Nonostante abbia fatto una ricerca, non so con precisione - dice - ma credo di essere l’unica donna, almeno in Toscana, che fa questo mestiere». Un mestiere che, grazie agli studi, Eleonora Ferri ha ampliato. Infatti nel suo negozio-laboratorio che si affaccia sulla via Aurelia, Ferri non solo ripara scarpe «ma creo anche borse, cinture e manufatti originali in stoffa».

Pochi metri più in là c’è il colorato negozio di Salima Monnanni, anche lei 39 anni, operatrice turistica con una passione sin da bambina: l’artigianato country. E proprio a Portovecchio ha deciso di aprire il laboratorio. «Che faccio? - dice Salima sorridendo - disegno e realizzo gonne, borse e complementi d’arredo per la casa che poi realizzo comperando stoffe americane. Ho venti artigiani in tutta Italia che lavorano per me e sono tutte donne«, tiene a dire. I suoi prodotti tutti realizzati a mano, vengono venduti tramite un sito on line “Il cortile bottega country”.

Poi c’è la storia di Jing Qiao, 32 anni, nata a Pechino. Ha raggiunto l’Italia da sola per studiare a Treviso e, proprio a Portovecchio, ha aperto “J-libri-Kafe”, un’oasi di pace dove è possibile degustare caffè arabico mono origine, tè o tisane. Prodotti scrupolosamente biologici. «Ma all’interno del mio locale dove non si vendono alcolici - spiega Jing Qiao in perfetto italiano - è possibile anche acquistare libri o semplicemente leggerli, tra un sorso di tisana e l’altro, grazie all’angolo biblioteca».

Sempre a Portovecchio Licia Montagnani assieme al figlio Raffaele ha aperto “La Boite Enchantée”, non un semplice negozio ma una collezione di articoli vintage, fotografie e pezzi unici e ricercati di marchi come Chanel e Vuitton. «E mia figlia Diletta Provinciali - spiega Montagnani - non è da meno. Si è diplomata al liceo artistico, poi ha seguito la scuola di pasticceria Cast di Brescia e l’ Etolie di Viterbo con il professor Luca Montersino e, a 29 anni, ha aperto a Caletta Luxury Cakes, una pasticceria specializzata torte in stile anglosassone dal sapore e dalla tradizione italiana». Ma «a ben vedere - termina Monnani - proprio a Portovecchio nel giro di un anno sono aperti negozi particolari e tutti gestiti da donne, c’è anche My Home di Cristina Galeazzi che propone articoli per la casa in stile provenzale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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