Sicurezza
Abbassare da 50 km a 30 il limite sulle vie urbane
Lunghini, del Comitato Familiari delle vittime della strada: da tempo ci battiamo per fare prevenzione. L’autovelox da solo non serve a niente
CECINA. Due incidenti ogni tre giorni sulle strade cittadine. Sono i numeri usciti dal database della polizia municipale e si riferiscono al periodo che va dal primo di gennaio fino al 4 ottobre 2012. In circa la metà dei casi ci sono stati danni a persone e ricoveri. Per fortuna non risultano decessi nel 2012.
Ma i rischi sono sempre dietro l’angolo e il problema sicurezza non cessa con l’accensione di un autovelox. «Si pensa che le strade cittadine siano meno pericolose perché trafficate e con i limiti bassi – spiega Sandra Lunghini, referente per la provincia di Livorno dell’Associazione italiana familiari e vittime della strada – invece non vanno sottovalutate. Le strade urbane sono pericolose quanto quelle extraurbane».
«Giù i limiti». Il rimando va a via IV Novembre e agli ultimi incidenti che si sono susseguiti: investimenti sulle strisce e tamponamenti agli incroci. I residenti per dire basta alla sequela di sinistri hanno promosso una raccolta firme che nel giro di una settimana ha raggiunto quota 200 (la petizione è stata protocollata in Comune). «Il problema della velocità è sicuramente il più importante – dice Lunghini –; oggi i ragazzi per sentirsi alla moda viaggiano oltre il consentito senza rendersi conto di mettere in pericolo la loro vita e quella degli altri. Per questo da tempo ci battiamo per portare i limiti in città da 50 a 30 chilometri all’ora».
Pedoni e ciclisti. In molti casi manca anche un occhio di riguardo verso i ciclisti e i pedoni. «In città deve essere tutelata quella che in gergo definiamo l’utenza debole – dice Lunghini –; i ciclisti, i pedoni e le persone in motorino rischiano di più in caso d’impatto rispetto al conducente di un’auto. In molte situazioni da parte del Comune manca la programmazione: non ci sono piste ciclabili e non si vedono marciapiedi dove servirebbero».
Rotatorie. «Rispetto alle strade a scorrimento veloce, per le quali chiediamo l’abbattimento dei limiti – dice Lunghini – in città si può puntare sulle rotatorie come deterrenti. Rallentano il traffico e riducono i rischi. Ma anche in questo caso serve la formazione: non è così scontato che tutti i guidatori conoscano il sistema di precedenza in una rotatoria. Spesso si vedono incidenti causati dall’indecisione». L’installazione di una rotatoria sarebbe tra le soluzioni contemplate per rendere più sicura via IV Novembre.
Sensibilizzare. I controlli da soli non bastano. «Servono campagne di sensibilizzazione – dice Lunghini – l’amministrazione si deve fare carico della formazione dei cittadini. E deve arrivare in tutti i luoghi, a partire dalle scuole». Insomma, ben vengano le manifestazioni come “La giornata della sicurezza”.
No all’autovelox. «Il solo uso dell’autovelox è fine a se stesso – dice Lunghini –; gli automobilisti lo vedono, rallentano e poi riprendono a schiacciare sull’acceleratore. Serve a fare cassa. Gli agenti di polizia, dalla stradale ai vigili urbani, dovrebbero essere più sulla strada a controllare chi trasgredisce».
Pene più severe. Sulla strada si rischia la vita. «Per questo chiediamo pene più severe per chi causa un incidente viaggiando sopra i limiti – conclude Lunghini – si deve capire che, in questi casi, il sinistro si trasforma in è un vero e proprio crimine».
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