Sicurezza
Sel si smarca: «Ora basta»
Troppe divergenze con la politica della giunta cecinese
CECINA. Dicono basta. Non escono dalla maggioranza, visto che in consiglio non hanno neanche un seggio. Ma quella maggioranza smettono di sostenerla all’esterno e avvertono: attenzione, perché il sindaco Benedetti è stato eletto anche con il nostro 3,5 per cento.
Sono quelli di Sel, Sinistra ecologia e libertà, i vendoliani Andrea Ghilarducci (segretario della federazione provinciale), Mario Baldeschi (coordinatore), Renzo Cioni e Mauro Bini (del coordinamento). Dicono basta alla politica che l'amministrazione comunale sta portando avanti sul territorio, si smarcano per non essere «complici della disfatta», chiedono di ripartire da un nuovo concetto di politica.
E pazienza se a livello nazionale Sel si sta ricompattando col Pd. Anzi, dice Ghilarducci, «vogliamo partire proprio dagli spunti a livello nazionale per ricostruire, con il consenso dei cittadini, questo centrosinistra su Cecina perché vogliamo che alle prossime elezioni sia vincente ma pretendiamo anche che si inverta la tendenza attuale». Tendenza su cosa? I temi e relativi punti di disaccordo sono tanti: rifiuti, Ato costa, autostrada, sanità, urbanistica, scuola, acqua, Solvay...
«In quanto fuori dal consiglio - dice Baldeschi - avevamo una ridotta incisività ma all'inizio partecipavamo alle riunioni di maggioranza. Poi tutto si è affievolito. Sono state prese decisioni senza consultarci, sono stati cambiati assessori, ma soprattutto sono state operate scelte senza un filo logico, senza un progetto. Si continua a consumare territorio, a privilegiare i privati, a vendere terreni pubblici. La nostra dignità politica ci impone di dire basta. Usciamo, siamo aperti al confronto, ma torniamo sui nostri passi».
Gli esempi concreti del disaccordo li fa Cioni: «Ad esempio Palazzo Fiorito. Da anni dovevano essere realizzate le opere di urbanizzazione a carico dei costruttori e siamo ancora qui a parlarne. E poi la Beta, l'assurda operazione condotta da Benedetti e Pacini per l'affidamento della gestione alla Publitour, società che deve ancora coprire un buco di 180mila euro e che presto si potrebbe portare via anche il marchio. Ma stiamo scherzando? Sono cose di una gravità assoluta. Ora c'è da fare il regolamento urbanistico e anche in questo caso si rischia di vederlo preparare al chiuso di due stanze. Qui si consuma territorio e basta, ma questo non può durare all'infinito, bisogna orientare l'edilizia al recupero dell'usato. La contingenza economica non può più giustificare la cessione di aree pubbliche per fare cassa trasformandole in aree di espansione di edilizia privata, né tantomeno ritenere lo sviluppo edilizio come fonte di introiti sotto forma di oneri di urbanizzazione».
Bini si ricollega a questo punto: «Pensiamo al terreno accanto al palasport di Marina, invece di recuperarlo nell'interesse collettivo il Comune lo vende affidandolo alla massima speculazione. Come è possibile continuare con questa concezione di sviluppo? Si fanno costruire appartamenti che poi restano invenduti, si moltiplicano le cattedrali del deserto. Pensiamo all'ex Zuccherificio. Cecina non ha più un fazzoletto di terra».
«Apriremo un confronto programmatico con tutti - ribadisce Ghilarducci - per dire che così non possiamo più andare avanti. Non ci siamo proprio».
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