Sicurezza
Aveva già accoltellato la figlioletta
Clamoroso precedente a Marina di Bibbona per l’uomo che ha ucciso l’ex compagna a Padova
CECINA. Un forte segnale di squilibrio lo dette eccome l'estate scorsa a Marina di Bibbona quando ferì alla gola, anche allora con un coltello, la figlioletta di due anni. Faceva le bizze, la bambina, e lui non seppe frenare l'istinto. Un istinto frutto di un disturbo della personalità come dicono i medici, acuito dalla depressione, causato da una malattia mentale o semplicemente da un’indole violenta. Ora questo verrà chiarito. Ora verranno adottate misure di sicurezza. Intanto però una vita è stata spezzata e una irrimediabilmente segnata.
E ora quel precedente pesa come una montagna alla luce di ciò che è successo domenica in un quartiere residenziale di Padova. Perché la stessa mano che ferì la figlia, stavolta ha ucciso l'ex compagna. Sempre a coltellate e, forse, sotto gli occhi di quella bambina che ora è stata affidata agli zii paterni.
La notizia, pubblicata ieri, assume dunque contorni ancora più angoscianti. Paolo Rao, 30 anni, ingegnere e rampollo di una famiglia conosciutissima a Padova (il padre, Fortunato, era stato direttore generale dell’Asl16), è ancora ricoverato in terapia intensiva all'ospedale, sotto stretto controllo dei medici ma anche dei poliziotti che lo hanno salvato. Dopo aver massacrato la sua ex compagna Erica Ferazza (28, di Gallarate), l'uomo aveva tentato di impiccarsi con un lenzuolo lanciandosi nella tromba delle scale ma era stato soccorso dagli agenti e dai vigili del fuoco. Il magistrato attende di interrogarlo e nel frattempo ha annunciato di voler disporre una perizia psichiatrica. Viene già esclusa la premeditazione perché l'omicidio è stato commesso a casa della vittima e il coltello è stato preso lì. E dunque già in questa fase si ipotizza il raptus, il delitto d'impeto.
Un raptus che però, come dicevamo, ha un precedente clamoroso.
É la sera del 7 agosto dello scorso anno, una domenica. A un tavolo del ristorante sopra il bar del campeggio Free Beach sono seduti Rao, la compagna, la figlia, il padre e la suocera con il compagno. Tutti e sei ospiti del campeggio. Il seggiolone della bimba si trova in un punto dove c'è troppa corrente d'aria, così si decide di fare a cambio con il nonno. La piccola fa una bizza e il babbo si volta verso di lei di scatto, sgridandola e soprattutto puntandole il coltello. La colpisce alla gola. Poi si alza come in trance, barcollando tra i tavoli. La bambina comincia a perdere sangue, la madre la prende in braccio, si chiama l’ambulanza. Una cameriera lancia l'allarme mentre il gestore del ristorante e due bagnini del campeggio bloccano Rao. Arrivano i carabinieri, che lo portano in caserma. La bambina viene ricoverata al pronto soccorso di Cecina, medicata e dimessa con un referto di 7 giorni. Lui viene dichiarato in stato di fermo. Ai carabinieri dice poche parole, ripete «non volevo colpirla» e aggiunge solo di essere un po’ giù di corda per motivi di lavoro. Revocato il fermo, Rao viene denunciato a piede libero per lesioni. Se ne torna a Padova con il padre. Il resto della famiglia rimane a Marina di Bibbona. Il solco tra Paolo ed Erica è sempre più profondo. La loro relazione naufraga.
Un mese dopo, il 28 settembre, muore il padre di Paolo. Un evento che peggiora le già precarie condizioni psicologiche del giovane ingegnere.
Passa altro tempo. E siamo a domenica scorsa. Alle 7 del mattino Paolo Rao si reca in via Canestrini, a casa di Erica. La donna è sola in casa con la figlia. Esplode la lite, anzi la solita lite come dicono i vicini. Lui afferra un coltello in cucina, lei scappa ma viene raggiunta in camera e colpita al torace, alle braccia, alle mani. Prova a sfuggire al massacro ma viene bloccata una seconda volta e finita sul divano del soggiorno. Si parla di almeno dieci coltellate, l'autopsia dirà con precisione quanti colpi ha ricevuto la donna. Altre domande resteranno invece senza risposta. Su tutte una: si poteva evitare questa tragedia?
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