La manifestazione
Spunta l’iPhone della vittima: è giallo
Trovato in pineta a Marina di Cecina il cellulare dell’imprenditore ferito da due banditi armati di bastoni e pistola
CECINA. Quell’iPhone scomparso e riapparso potrebbe parlare anche a distanza di oltre due mesi. La polizia ci spera, anzi ne è proprio convinta e attende con ansia l’esito degli accertamenti tecnici: impronte e Dna.
Il telefonino non è un apparecchio qualsiasi ma quello che aveva con sé Simone Gonnelli, l’imprenditore livornese massacrato di botte e ferito con un colpo di pistola in una notte di fine luglio, davanti casa, a Quercianella. Gonnelli si ribellò ai banditi, due energumeni incappucciati, riuscì ad assestare qualche colpo pure lui ma alla fine dovette arrendersi e gli andò pure bene, visto che quel colpo di pistola gli si conficcò in una spalla senza recidere organi vitali. Prima di fuggire, i banditi gli portarono via la borsa con il suo iPhone.
Ora quel telefonino è ricomparso sulla scena. Non esattamente sulla scena del delitto. Qualcuno, un turista tedesco, lo ha trovato a Marina di Cecina. Era dalle parti della pineta. Il tedesco lo ha preso, sapendo di avere per le mani un oggetto di valore ma senza minimamente immaginare quanto fosse realmente prezioso. Se lo è portato in Germania ma poi, una volta appurato a chi fosse intestata la scheda sim, lo ha impacchettato e spedito al proprietario. Gonnelli, appena lo ha ricevuto, ne ha parlato con la squadra mobile livornese che sta indagando coordinata dal sostituto procuratore Massimo Mannucci. Per gli agenti quell’iPhone è stato come un raggio di luce. Ora sul telefonino sono in corso gli accertamenti di polizia scientifica.
Perché quel cellulare era a Marina di Cecina? Chi ce lo aveva portato e perché poi se ne è sbarazzato in modo così goffo, senza distruggerlo ma lasciandolo alla mercé di chiunque potesse trovarlo? Sono tutte domande che si pongono gli investigatori e alle quali sperano di dare una risposta.
Intanto sull’aggressione gli inquirenti lavorano a fari spenti e non sappiamo ancora quale possa essere stato il movente. Ricordiamo cosa successe. Era la notte di venerdì 27 luglio. Gonnelli, 44 anni, era appena rincasato con la sua jeep nella villetta di via del Glicine. In casa c’erano la compagna e la figlia di 4 anni. Poco prima delle 2, appena varcato il cancello, gli saltarono addosso due uomini con il volto coperto da un passamontagna. Erano entrambi armati di bastoni e uno dei due aveva anche una pistola. Gonnelli, grazie alla prestanza fisica (è un ex cestista e appassionato di palestra), riuscì a reagire e a strappare di mano il bastone a uno dei banditi. Ma l’altro gli sparò un colpo con una Beretta calibro 9 che lo ferì alla spalla sinistra. I due quindi scapparono dopo avergli portato via la borsa che conteneva, tra le altre cose, computer, iPad e iPhone della vittima.
Rapina, vendetta, regolamento di conti. Le piste restano tutte aperte e opache. Ma ora c’è un elemento in più: quel telefono che potrebbe rivelarsi decisivo.
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