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Marzini lascia il Pdl «Partito alla frutta»

Marzini lascia il Pdl «Partito alla frutta»

CECINA. Lascia il Pdl. E se ne va lanciando una stilettata anche ad Altero Matteoli, l’ex ministro cecinese che a queste latitudini è un punto di riferimento per gran parte dell’elettorato di...

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CECINA. Lascia il Pdl. E se ne va lanciando una stilettata anche ad Altero Matteoli, l’ex ministro cecinese che a queste latitudini è un punto di riferimento per gran parte dell’elettorato di destra. Dario Marzini dice basta: si dimette da coordinatore provinciale della Giovane Italia (Giovani Pdl) e da membro del coordinamento provinciale del partito. Lo fa con una lunga lettera che parte da quando, il 18 novembre 2007, «Silvio Berlusconi diede vita a una nuova formazione politica denominandola "Il Popolo delle libertà". Questo nuovo partito, a detta del presidente, sarebbe stato aperto a tutti, dove ogni carica rappresentativa doveva essere decisa dal basso con una completa apertura alla base e alla società civile. Per introdurre questo nuovo modus operandi si indisse addirittura un referendum per scegliere il nome del partito. Pochi giorni dopo ai gazebo in tutta Italia ci fu una storica partecipazione di cittadini, anche nella "rossa" Cecina ci furono quasi mille adesioni che sancirono la nuova denominazione "Popolo della libertà". A cinque anni di distanza penso che i tempi siano maturi per fare un bilancio di quanto è veramente accaduto. I vertici nazionali e regionali sono ancora di nomina semi-divina, come i parlamentari del resto (Porcellum docet) e via a scendere con le nomine per i candidati alla presidenza di Regione, i consiglieri regionali e la scelta del collegio giusto dove vige il sistema uninominale. Ci sono rimasti soltanto i sindaci e i consiglieri comunali a confrontarsi veramente con gli elettori».

«I vertici - prosegue Marzini - si sono arroccati nella suddivisione del potere, utilizzando meccanismi matematici di spartizione, prima il 70% a Forza Italia e il 30% per An, poi con l'uscita di Fini abbiamo assistito all'introduzione di formule matematiche di difficile comprensione anche a un laureato in fisica alla Normale di Pisa. Il tutto per evitare un vero confronto con la base e nella paura di perdere anche una sola una briciola di potere. Il governo del partito da parte di questa oligarchia autoreferenziale ha portato il Pdl all'agonia che sta vivendo e a una morte vicina. Il problema del partito oggi non è tanto la presenza di persone che sbagliano - quelle ci sono sempre state e ci saranno sempre- ma il fatto che non esista un meccanismo chiaro per sostituire e selezionare chi debba andare ad assumere responsabilità, sia all'interno del movimento stesso che nelle istituzioni. Il non dover rispondere mai a nessuno ha portato queste persone a un delirio di onnipotenza, producendo "mostri" capaci di spostare fondi pubblici dalla Sanità a rimborsi per cene e festini "elettorali", se non peggio».

E ancora: «Se un consigliere regionale eletto in un listino bloccato - sto parlando di Marco Taradash - si permette di uscire dal gruppo dello stesso partito in consiglio comunale, senza che nessuno dai vertici regionali e nazionali (anch'essi nominati) lo richiami pubblicamente, allora significa che siamo alla fine. Quando poi vedi che per essere giovani e venire eletti in un consiglio regionale il requisito migliore è avere il fisico per fare da testimonial alla settimana della moda di Milano, pensi che siamo veramente alla frutta. Quando un ex ministro alle infrastrutture viene nella sua cittadina natale e a proposito del rinnovo della classe dirigente dichiara davanti a un pubblico di giovani, cercando di convincerli, che quando aveva quarant'anni voleva scalzare gli ultra-settantenni, e che oggi arrivato a 72 anni si è reso conto che sbagliava, vuol dire siamo veramente al capolinea. E quando si arriva al capolinea si scende. Proseguo a piedi, consapevole che, senza un partito alle spalle, è più difficile fare politica, ma è anche più facile incontrare persone vere per la strada e portare così la loro voce nelle istituzioni, e forse, chissà, condividere un percorso umano e politico con alcune di loro. Lascio un partito mai nato, ma di certo non lascio i valori che sento miei, che mai rinnegherò e che cercherò di difendere nel consiglio comunale di Cecina e in ogni altro luogo dove sarà possibile».

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