La manifestazione
«La diga è in concessione c’è il rischio abbandono»
Il Comune: «Abbiamo scoperto che il bacino non è di proprietà della Solvay e se il contratto non verrà rinegoziato sarà un disastro». L’idea di un maxi-invaso
ROSIGNANO. «Il lago di Santa Luce è ridotto ad una pozza e non è da escludere il rischio di abbandono da parte di Solvay». Abbandono? Sì, per il sindaco di Santa Luce, Andrea Marini, esiste questo rischio. «Esiste perché - dice Marini - abbiamo scoperto che il lago è in concessione a Solvay sulla base di un contratto stipulato nel 1956 col ministero dei Lavori pubblici. Dunque, non si può considerare proprietà privata: questo, secondo noi, apre a nuovi scenari». Ed è una delle condizioni inserite in questo accordo che preoccupa la giunta del comune collinare. «È vero che il terreno di quel bacino artificiale è di Solvay - dice Marini - ma se alla scadenza della concessione, ovvero tra 14 anni, non ci sarà un rinnovo tutto passerà nelle mani dello Stato. E questo sarebbe un disastro, visto che un’eventuale bonifica avrebbe costi insostenibili». L’amministrazione comunale collinare farà presente questa situazione alla riunione interprovinciale del Pd, che si terrà domani sera a Rosignano Solvay. Riunione mirata proprio ad analizzare i problemi della risorsa idrica legati all’azienda. Parentesi, ma non di poco conto: nonostante il piano per salvare il lago siglato a metà agosto, ieri questo si presentava come una grande pozza. Niente di più.
Il contratto. Dunque, l’utilizzo da parte di Solvay della diga di Santa Luce è regolato da una concessione in vigore dal 3 settembre del 1956 e con scadenza nel 2026. «Dopo il disastro ambientale dello scorso agosto - dicono il sindaco Marini e il vicesindaco Stefano Bertoli - abbiamo voluto vederci chiaro sull’uso del lago. E così siamo entrati in possesso di un atto che dice che Solvay ha in concessione quel bacino attraverso un contratto stipulato con il ministero dei Lavori dei pubblici. Analizzandolo ci sono due aspetti importanti che da ora in poi devono essere ben presenti. Primo: la concessione non si rinnova in maniera tacita, ma alla sua scadenza andrà rinegoziata. Secondo: in caso di mancato rinnovo per rinuncia o decadenza, il lago, impianti compresi, andrà allo Stato senza nessuna ricompensa a Solvay. Prendendo questi aspetti e considerato che quando si parla di grande industria il 2026 non è lontano, crediamo che sia arrivato il momento di sapere cosa intende fare Solvay per questo lago. Lago ancora oggi ridotto ad una pozza, visto che il piano d’emergenza serve solo a tenere umido l’argine della diga».
Gli scenari. A preoccupare il Comune collinare è il secondo aspetto. «Visto quello che sta succedendo allo stabilimento - dice Marini - e la totale assenza di manutenzione alla diga stessa, non è da escludere che Solvay possa abbandonare il lago alla scadenza della concessione. Questo non lo possiamo permettere». E allora cosa fare? «Crediamo - dice il sindaco - che sia arrivato il momento giusto per rinegoziare l’accordo. E noi, al tavolo di domani a Rosignano e a quello tecnico in Regione, lanceremo questa proposta: anziché investire nell’invaso di Puretta (9 milioni di euro, ndr) o in quello di Pian di goro, con circa 4-5 milioni di euro si potrebbe riqualificare il bacino di Santa Luce, riportandolo alla capacità massima scritta nel contratto di concessione di 6 milioni di metri cubi d’acqua: teniamo presente, ad esempio, che Puretta potrà contare su una capacità massima di 700mila metri cubi. Solvay in questo modo prenderebbe acqua solo da questo invaso e lascerebbe in pace i pozzi della Val di Cecina e lo stesso fiume Cecina. Non escludiamo, poi, una riqualificazione del lago anche per attività sportive o ricreative».
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