Sicurezza
Lago di S. Luce in secca, scatta l’ operazione salvataggio
Dopo l’accordo siglato in prefettura, Solvay può cominciare a pompare l’acqua da un cavo privato per il recupero dell’invaso. In cambio ceduti tre pozzi potabili
Comincerà domani l’operazione salvataggio del lago e della diga di Santa Luce. Dopo l’accordo concluso venerdì sera in prefettura a Pisa, infatti, Solvay potrà utilizzare l’acqua di un cavo privato nella zona di Casagiustri, nel comune di Montescudaio, e collegandola al sistema dei gorili - dai laghetti di sua proprietà - pomparla attraverso le tubazioni fino all’invaso del comune collinare. Secondo le prescrizioni dell’Autorità dighe, per ripristinare l’invaso e metterlo in sicurezza dal rischio di crolli servono 60 metri cubi d’acqua al giorno, il cavo ne contiene 20mila, quindi più che sufficienti per traghettare il bacino alle prossime piogge. Le operazioni dovranno svolgersi nella massima celerità per evitare di peggiorare i danni ambientali nel fiume Fine, ma ci vorranno comunque dei giorni.
Sull’accordo siglato venerdì, è intervenuta ieri la prefettura di Pisa, che ha curato, come ricorda nella nota, la complessa opera di mediazione per raggiungere un'intesa tra i sindaci di alcuni Comuni della Val di Cecina, Provincia, Regione e Solvay. La riunione è stata presieduta dal vicario del prefetto, Enrico Ricci. Con la firma del protocollo, come abbiamo anticipato ieri, Solvay si è impegnata a far utilizzare per le esigenze idropotabili della popolazione dei comuni della provincia di Pisa, dell'alta e bassa Val di Cecina, per il tempo strettamente necessario al superamento dell’emergenza idrica, l'acqua di 3 pozzi di sua proprietà: il pozzo 12 A, in località "La Fagiolaia", nel comune di Riparbella, il pozzo 21 A, situato a "Pianetto", nel comune di Montescudaio e il punto di approvvigionamento di Ponteginori.
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