Il Tirreno

Picchi: «Il dissalatore non è un tabù»

La Provincia respinge le accuse. Trasferiti da S. Luce gli ultimi pesci vivi e le montagne di carcasse

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SANTA LUCE. Ci sono voluti giorni per rimuovere le carcasse di pesci morti nel lago in secca di Santa Luce. Un nucleo di pesci ancora vivi è stato trasferito invece in altri specchi lacustri. Ora si lavora per trovare una soluzione (ne parliamo nell’articolo di apertura) che eviti il rischio di crolli della diga.

«Resta da completare - spiega l’assessore all’ambiente della Provincia di Pisa Valter Picchi - per prevenirne il rischio di collassi, a fronte di possibili forti piogge autunnali, la messa in sicurezza della diga in argilla, operazione che richiede l’utilizzo d’acqua da reperire necessariamente in altri bacini e per la quale non si può negare la disponibilità, visto l’interesse manifestato da tutti a mantenere integro il lago».

Picchi, in una nota della Provincia, replica alle accuse che gli sono state mosse dal fronte ambientalista e da alcuni Comuni. «L’ente provinciale non ha - sottolinea l’assessore - nei confronti della Solvay, alcun potere coattivo o inibitorio: la convenzione tra ente e azienda riguarda la valorizzazione della biodiversità nella riserva istituita attorno al bacino idrico artificiale, non la gestione del bacino stesso e dei prelievi da esso». Il lago di Santa Luce è un invaso artificiale, realizzato tra il 1957 e il 1960 su terreni di proprietà della Solvay, con l’obiettivo di creare una riserva idrica necessaria al ciclo delle lavorazioni dell’azienda. Picchi sottolinea poi che siamo in presenza di uno stravolgimento climatico eccezionale. «La sfida è quella di trovare assieme a Comune, Regione, Solvay e Prefettura - aggiunge - soluzioni che possano garantire il giusto equilibrio tra le esigenze legittime di attingimento da parte dell’azienda, per la produzione industriale, e il mantenimento del patrimonio di biodiversità creatosi attorno al lago». L’assessore apre infine a una richiesta pressante degli ambientalisti, sempre respinta da Solvay. «Visto che il regime pluviale sta cambiando strutturalmente - dice - bisogna intervenire , terminata la fase dell’emergenza, a livello di programmazione: e in tal senso il tema della dissalazione non è affatto un tabù. A questa opzione mi sono riferito io stesso quando, già una settimana fa, ho affermato come, in un contesto di tumultuoso cambiamento meteorologico, la presenza storica di un impianto operante un forte emungimento rappresenti un nodo da affrontare».

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