Il Tirreno

Morìa di pesci, salvataggio nel Fine

di Maria Meini
Morìa di pesci, salvataggio nel Fine

Intanto prosegue la trattativa Provincia-Comuni-Solvay sul lago di Santa Luce: stamani un altro sopralluogo

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SANTA LUCE. Dal lago ormai desertificato di Santa Luce, l’emergenza idrica sta scendendo a valle. Mercoledì i volontari del servizio antincendio della Pubblica Assistenza di Rosignano si sono imbattuti in una vasta morìa di pesci lungo il fiume Fine, in un’ansa in prossimità del passo dei Caprioli. La zona è tra Marittimo, Le Badie e Vada: la scarsa portata del corso d’acqua ha creato dei piccoli ristagni da cui i pesci non riescono ad uscire. I volontari hanno visto però che accanto ai pesci morti ce n’erano ancora parecchi vivi, soprattutto tra gli avannotti. Così hanno chiamato l’ufficio Ambiente del Comune di Rosignano e i vigili urbani. Ma per prima cosa hanno cercato di salvare gli animali, svuotando nella pozza l’acqua del serbatoio del mezzo antincendio. Poi i volontari si sono organizzati andando a prendere a casa propria dei retini e hanno provveduto a catturare le decine di pesci rimasti vivi, tra cui anguille, carpe e persici. Che sono stati messi in bidoni di plastica e liberati in una zona con un livello d’acqua sufficiente alla loro sopravvivenza.

L’operazione di salvataggio è andata a buon fine, ma il segnale è assai poco rassicurante. Significa che il corso del fiume Fine, a monte del quale è realizzata la diga che dà vita al lago di Santa Luce, è in grossa carenza d’acqua. Un’emergenza ambientale che rischia di avere effetti devastanti.

Ieri si è cercato a lungo una soluzione-tampone che risponda a due esigenze: riempire il lago di Santa Luce evitando il rischio di crollo della diga, e dare respiro alle popolazioni dell’Alta Val di Cecina, alle prese da tempo con il razionamento d’acqua. La soluzione, mediata dalla prefettura di Pisa, dovrebbe passare da uno scambio: Solvay mette a disposizione tre pozzi di acqua potabile, uno a Riparbella, uno a Ponteginori e uno a Montescudaio (già posto sotto sequestro dal Comune) per tutto il perdurare dell’emergenza idrica. In cambio può prelevare l’acqua di un cavo artificiale, di proprietà privata, sito nel comune di Montescudaio.

La proposta è stata vagliata a lungo ieri, prima al tavolo regionale poi in prefettura a Pisa, presenti l’azienda chimica, la provincia, Asa, i comuni dei Colli pisani, ma quando sembrava tutto pronto per la firma Solvay ha chiesto un nuovo accertamento. Ossia di verificare la portata e la qualità dell’acqua del cavo. Il Comune di Montescudaio, che ha avanzato la proposta, stima che il bacino contenga circa 7mila metri cubi d’acqua, sufficiente a riempire la diga per due mesi.

Stamani sarà effettuato un altro sopralluogo. Con la speranza che non si perda ancora tempo prezioso.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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