Il Tirreno

L’acqua che non c’è Sel torna alla carica: serve un dissalatore

L’acqua che non c’è Sel torna alla carica: serve un dissalatore

Emergenza: il sindaco di Montescudaio apre a Solvay «Noi faremo la nostra parte ma l’azienda cambi marcia»

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ROSIGNANO. «A Montescudaio non siamo degli irresponsabili che pensano solo a sè, siamo invece convinti che, atto salvo il principio che l'acqua è pubblica e la zona dei laghetti va tutelata, si possa e si debba trovare una soluzione immediata per Santa Luce e strutturale per le risorse idriche di tutta la Val di Cecina, Alta e Bassa». Lo dice il sindaco Aurelio Pellegrini intervendo sulla grave crisi idrica che investe il territorio, culminata con il prosciugamento del lago di Santa Luce e sul problema dei prelievi d’acqua della Solvay a fini industriali. «Noi - continua il sindaco - siamo pronti a fare la nostra parte ma la Solvay deve capire che non può solo chiedere e poi chiedere e tenere tutto. Atti che significhino e siano un’ inversione di rotta col passato sono indispensabili.» Pellegrini non va oltre, ma il senso del suo discorso è chiaro: i rubinetti si aprono se Solvay cambia atteggiamento e magari concede qualcosa al territorio.

«Rivedere la gestione della risorsa idrica». Lo chiede Sel nelle parole di Mario Baldeschi che ricorda come «lo stato del Lago di Santa Luce sia la logica conclusione di una situazione prevedibile e irresponsabilmente abbandonata in carenza di precipitazioni significative da quasi un anno e mezzo ed intensificata da una eccessiva evaporazione per le alte temperature determinate dagli anticicloni africani. La stessa situazione che stanno vivendo il fiume Cecina ed affluenti vari in uno stato di secca mai registrata. Per il lago e per il fiume inoltre c'è stata l'aggravante degli emungimenti da parte di Solvay per i processi produttivi. Ancor più grave la situazione nel sottosuolo per il progressivo degradare della falda idrica per i prelievi ed un consumo che supera decisamente la capacità di accumulo e che vede il livello piezometrico già 5 mt e più sotto il livello del mare con un abbassamento dello stesso di 1 mt c.a ogni 20 gg. ( dati Asa)., con tendenza all'emergenza vera. Situazione che già sta comportando un servizio di autobotti ». Baldeschi va avanti: «Evidentemente in Val di Cecina bisogna rivedere tutta la gestione della risorsa idrica indirizzandola primariamente verso i consumi umani e riducendo l'entità dell'utenza industriale. L'aspetto più preoccupante in questo stato di cose è che oggi si assiste al fatto che per garantire le produzioni Solvay la soluzione, ipotizzata dai sottoscrittori (Ministero, Regione, Comuni, Solvay) del protocollo di intesa, è sempre la stessa ed è legata al rilascio di nuove concessioni minerarie per il salgemma ed in progetti per recuperare l'acqua necessaria per la sua estrazione dal sottosuolo immagazzinandola in invasi, da costruire, e da riempire con le piene del Cecina. Tutto con la ovvia spada di Damocle del ricatto sulla testa dei lavoratori : o così o riduzione delle produzioni e conseguente ripercussioni occupazionali! Solvay ha contato da sempre sulla sudditanza delle amministrazioni pubbliche e della politica che le hanno consentito di fare il bello ed il cattivo tempo. Ora in questa situazione di drammatica emergenza che richiederebbe l'individuazione di possibili alternative , che fanno le Amministrazioni pubbliche ? Insistono su questa linea barcollando però non appena Solvay, contando su un archeo-progetto datato di 10 anni, ha dichiarato che un dissalatore non è possibile perché troppo costoso, quando invece dovrebbero farsi carico di approfondire il problema sulle nuove tecnologie esistenti di dissalazione.»

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