Il Tirreno

Dopo i pesci morti ora a S. Luce si teme per la diga di argilla

di Andrea Rocchi
Dopo i pesci morti ora a S. Luce si teme per la diga di argilla

Ieri il vertice: a rischio la tenuta, Solvay cerca soluzioni Il sindaco Marini: «Vogliamo stare al tavolo con la Regione»

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SANTA LUCE. Ora tra i problemi più impellenti da risolvere c’è quello del mantenimento della diga. E’ quanto è emerso ieri mattina dal vertice convocato dall’amministrazione comunale di Santa Luce dopo il disastro ambientale del lago in secca che ha provocato la distruzione della quasi totalità della fauna ittica compromettendo, di fatto, anche l’attività dell’oasi. La diga può cedere. Se n’è discusso nella sala consiliare alla presenza del sindaco e vice sindaco del comune collinare, della Provincia di Pisa (rappresentata dall’assessoe Valter Picchi e dai tecnici dell’ufficio ambiente), della Solvay (era presente il direttore Michele Huart con due collaboratori), della Lipu e del capo di gabinetto dell’assessore regionale all’Ambiente Maria Rita Bramerini.

Un incontro a porte chiuse che si è svolto in sala giunta. Una prima occasione per un più preciso rapporto sui danni causati dalla siccità e dai prelievi idrici, sui cui è in corso un’indagine della polizia provinciale, ma soprattutto l’occasione per valutare azioni urgenti per la salvaguardia del lago e di quel che è rimasto dell’habitat naturale di pesci e volatili. «L’emergenza - spiega il sindaco Andrea Marini - non è ancora finita. La diga, essendo stata realizzata essenzialmente in pietra e argilla, ha bisogno di umidità. L’obiettivo primario, al quale sta già lavorando la società Solvay, è quello di mettere in sicurezza la diga». Perché il rischio di cedimenti - perdurando la siccità di questi giorni - non è affatto scongiurato. Non a caso la multinazionale belga ha sollecitato l’intervento dell’Ente Dighe. E in queste ore, oltre ad un costante monitoraggio, sono in corso azioni a difesa della barriera d’argilla.

Salvare gli ultimi pesci. Il danno è stato grave, gravissimo. Anche se non è possibile quantificare, in numeri, l’entità delle perdite, l’amministrazione comunale sottolinea come le specie ittiche presenti nel lago sono state distrutte nella quasi totalità. «Restano alcuni pesci a valle - afferma Marini - nelle vasche di decantazione. Saranno portati nel fiume Fine o in altri bacini idrici della zona che possono ospitarli». Operazione che va fatta velocemente anche in considerazione del grande caldo di questi giorni.

«Stare al tavolo regionale». Il Comune di Santa Luce ha chiesto con forza che venga chiamato a far parte del tavolo regionale aperto tra istituzioni, enti e Solvay sulle questioni dell’acqua e del salgemma. Tavolo dal quale, probabilmente per una dimenticanza, finora era stato escluso. Quanto alla ricerca di responsabilità l’amministrazione comunale, attraverso il sindaco Marini, fa notare che le possibilità di intervento del comune nella vicenda del lago sono limitatissime. L’ente locale, del resto, non fa parte della convenzione firmata invece da Solvay, Provincia di Pisa e Lipu per la gestione dell’oasi. Ma è preoccupato perché il lago è ormai da oltre 50 anni parte integrante e risorsa del territorio. Preoccupazione espressa in questi giorni anche da tanti cittadini di Santa Luce. Al di là delle polemiche sollevate dalle varie forze politiche all’indirizzo soprattutto di Provincia, Solvay e Lipu, ritenute colpevoli di non aver messo in atto per tempo misure per la salvaguardia del vacino idrico, anche gli agricoltori hanno fatto sentire la loro ferma protesta. Proprio per spiegare alla comunità come si sta muovendo l’amministrazione è stata convocata per venerdì sera alle 22 nella sede del circolo Arci un’assemblea pubblica per fare il punto della situazione sulle condizioni del lago e sugli interventi in campo per tutelarlo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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