Il dolore
Le baracche fanno paesaggio
Castagneto, il parere della Sovrintendenza. Il sindaco Tinti: «Nessun trattamento privilegiato»
CASTAGNETO. Tanto care furono alla Sovrintendenza le capanne novecentesche che incontrano le dune di una delle prime Oasi italiane, quella di Bolgheri, in località Renaione. Dove nascono i gigli marini, dove il tramonto rosso si perde nel mare. Questo paradiso e soprattutto gli storici ombreggiamenti si sono trovati al centro di una lunga querelle giudiziaria. Mesi fa il Comune emise un'ordinanza di demolizione di opere «realizzate - come descriveva l'ufficio tecnico - in violazione degli articoli del codice della navigazione, poste sull'arenile tra la foce del fiume Seggio e il confine col comune di Bibbona». Dall'altra parte la difesa di alcuni proprietari a cui si è affiancata la Sovrintendenza dei beni paesaggistici di Pisa e Livorno, con firma degli architetti Fiorella Ramacogi e Agostino Bureca, che tramite indicazioni prescrittive ha detto no, le baracche staranno in piedi. Si parla di 21 tettoie e 12 capanne per un'occupazione totale di circa 778 mq. La sentenza del Consiglio di Stato aveva decretato l'abbattimento ma non aveva preso atto della prescrizione dell'ente di salvaguardia. La vicenda risale precisamente al 2002 quando l'amministrazione comunale emanò la prima serie di ingiunzioni per la demolizione. Seguì il ricorso dei proprietari, respinto dal Tar nel 2005 e dal Consiglio di Stato nel 2011. E la questione non riguarda solo le baracche a nord ma anche quelle a sud verso San Vincenzo. La Sovrintendenza ha ribadito, dopo averlo fatto nel 2002 ma senza essere stata presa in esame, che non si può demolire per il carattere di pregio naturalistico delle strutture provvisorie.
«Le sentenze - scrivono dalla Sovrintendenza al sindaco - sono state emesse in base alla sola locazione dei manufatti su area di proprietà demaniale e sulla mancanza di titolo autorizzativo. Come si evince però dalla sentenza del Consiglio di Stato si fonda solo sugli aspetti meramente urbanistici senza prendere in considerazione i caratteri paesaggistici. Tali manufatti non sono configurabili come "episodi estranei al delicato ambiente costituito dalla linea sabbiosa al confine con il fronte della macchia mediterranea, in quanto, con il tempo, hanno assunto una parte integrante di quel panorama; e l'abbattimento o la sostituzione di essi con altri manufatti di tipologie diverse verrebbe a modificare il paesaggio arrecando pregiudizio all'attuale aspetto esteriore delle cose. Va ricordata la priorità dell'interesse paesaggistico in quanto costituiscono caratteri originari e bellissima cornice storica e ambientale del turismo balneare litoraneo. Le capanne e le tettoie, fatte in maniera semplice e spontanea di incannicciati di canne e di pali nudi, fanno della spiaggia di Renaione un elemento tipico e unico dell'intera linea di costa perché la rusticità e semplicità dal sapore antico delle loro strutture ben si inseriscono nell'immagine incontaminata dell'Oasi. Descritte da storici e scrittori sono manufatti senza tempo che costituiscono una testimonianza peculiare che non si può perdere o ancor meno distruggere intenzionalmente».
Il sindaco Fabio Tinti ne ha preso atto. E' del 18 luglio la nota definitiva che conferma la «necessità di non procedere, al momento, ad alcuna demolizione anche ai manufatti realizzati a sud tra il Forte di Castagneto e il confine col comune di San Vincenzo, oltre a comunicare di dover procedere a una congiunta azione di copianificazione paesaggistica estesa almeno all'intero tratto di costa del comune e una serie programmata di sopralluoghi finalizzati aduna valutazione specifica e diretta dei manufatti esistenti».
«Si chiude un processo - commenta oggi Tinti - avviato da lunghi anni. L'amministrazione ha voluto tenere la barra ferma nel rispetto delle regole e delle normative in atto. Sottolineo questo aspetto perché abbiamo letto dichiarazioni che alludono a trattamenti privilegiati verso alcune parti in esame. Lungi da noi manifestare atteggiamenti di questa natura, noi operiamo solo nel rispetto delle leggi e delle regole a favore della collettività e democrazia. In questo caso ci siamo affidati alla valutazione, alle indicazioni e prescrizioni di un organo competente in materia come quello della Sovrintendenza».
Divina Vitale
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