Sicurezza
Porto, messo in stand-by l’innalzamento della diga
Il progetto con lo speciale materiale trasparente lascia aperti molti dubbi La Commissione vigilanza e controllo convoca un luminare del settore
ROSIGNANO. Dopo quattro anni la Commissione vigilanza e controllo si è riunita per affrontare la questione dell’innalzamento della diga del porto di Rosignano, opera prescritta dalla commissione stessa per risolvere il problema dell’aerosol marino, ovvero il superamento della protezione da parte delle onde. Un problema molto sentito da chi ha il posto barca nella zona della diga. Cosa si è deciso? Di mettere in stand-by la progettazione che prevede l’innalzamento con una speciale plastica e di convocare, per il prossimo 12 settembre, un esperto di ingegneria marittima come il professore Pierluigi Aminti.
La Commissione. La Commissione - organismo formato da vari soggetti tra cui Comune, Genio civile, Demanio, Capitaneria di porto e le quattro società del porto - si è riunita pochi giorni fa per riprendere in mano questo sentito problema. «É stata una riunione proficua - dice l’assessore al demanio Margherita Pia - dove tutti insieme abbiamo deciso di approfondire quella progettazione della diga che ha già ricevuto pareri paesaggistici positivi». Il progetto in questione è quello presentato nell’assemblea dei soci del porto del 15 ottobre scorso, che prevede appunto l’utilizzo di schermi realizzati con una speciale plastica trasparente alti 2,60 metri. «Recependo - dice Pia - il suggerimento avanzato dalla Marina Spa, abbiamo deciso di coinvolgere un esperto di porti come il professore Pierluigi Aminti, dell’Università di Firenze. Lui potrà senza dubbio dare un contributo importante per approfondire il progetto presentato».
Dubbi e test. Approfondire, che tradotto significa capire se i dubbi che hanno molti soci del porto sono fondati. «Visto che l’innalzamento così come progettato - dice Matteo Ratti, amministrazione delegato della Marina Spa, la società che racchiude i soci- ha un costo di 1,5 milioni di euro, credo che sia giusto approfondirlo per capire la sua efficienza, la sua tenuta nel tempo e i costi di manutenzione». Oltre a testare il materiale in plastica su 50 metri di diga, infatti, il professor Aminti avrebbe suggerito di effettuare quella che in gergo si chiama messa in vasca del porto: ovvero riprodurre il porto in scala con l’innalzamento previsto e le attuali condizioni dei fondali e sottoporlo a quel moto ondoso che crea grossi problemi. «Visto che come Marina Spa siamo i principali interessati di questa opera, considerando anche la trattativa ormai vicina alla definizione per l’acquisto del ramo d’azienda della Servizi, vogliamo che il progetto che si andrà a realizzare sia il più efficiente possibile. Se non lo è, non da è escludere nemmeno un rinnovo della mantellata, ovvero della scogliera». Tra le varie proposte anche un nuovo piano degli ormeggi, che potrebbe ridurre i metri lineari dell’innalzamento.
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