Il Tirreno

Il tribunale di Cecina quasi salvo

Il tribunale di Cecina quasi salvo

Il parere della commissione Giustizia del Senato: vi sarà accorpata la sezione di Piombino

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CECINA. Diciamo che è quasi fatta. L’okay della commissione giustizia del Senato (recepito dalla Camera) al parere sulla bozza di decreto legislativo sul riassetto degli uffici giudiziari è un passo decisivo verso il salvataggio della sezione cecinese del tribunale. Salvo ripensamenti (ma il ministro Severino aveva già assicurato la massima attenzione al parere della commissione) o irrigidimenti del governo, Cecina manterrà il suo «tribunalino». Sarà invece accorpata a Cecina la sezione distaccata di Piombino mentre l’Elba conserverà la propria sezione. La notizia è stata accolta con grandissima soddisfazione dal mondo politico locale e dagli ambienti giudiziari: magistrati, avvocati, personale amministrativo (a Cecina lavorano 23 dipendenti), periti e consulenti potranno continuare a lavorare nella struttura di Via Landi. Anche perché per salvare il tribunale locale c’era stata una grandissima mobilitazione. Dall’ordine degli avvocati del Foro di Livorno che aveva interessato anche la Corte d’Appello, ai legali cecinesi, alle forze politiche di diverso orientamento fino naturalmente al sindaco Stefano Benedetti che aveva scritto una lettera al ministro della Giustizia Paola Severino, invitandola a visitare la sezione di via Landi e al presidente della Repubblica Napolitano. E poi la raccolta di firme giunta a quota 800.

Secondo quanto stabilito nel parere della commissione giustizia la sezione distaccata di Cecina che copre un bacino di 76.235 residenti dovra essere mantenuta e, una volta accorpata con Piombino, servirà 132.137 cittadini. Un parere in cui si ridimensiona decisamente la bozza di decreto Severino con cui sii faceva di fatto tabula rasa di tutte le 220 sezioni distaccate di tribunale d'Italia e di accorpare 37 sedi principali. Tornando alla sezione di Cecina aveva destato sconcerto e rabbia il fatto che un taglio così netto non avesse minimamente tenuto conto del livello di produttività e di funzionamento dell’ufficio locale il quale, malgrado i continui avvicendamenti dei magistrati e la riduzione del personale di cancelleria, si era attestato sui sette mesi per arrivare a sentenza ma aveva persino limato il numero dei giorni: da 213 ai 201 dell'ultimo periodo preso in esame (luglio 2009-giugno 2011).

Questi dati erano stati inviati al ministro, al presidente della Corte di appello, al prefetto, al governatore insieme a tutti gli altri requisiti: bacino d'utenza di 11 comuni tra le province di Livorno e di Pisa, estensione territoriale di 658,73 km quadrati, numero di residenti, durata media dei processi, oltre 130 avvocati che gravitano attorno alla sezione distaccata del Tribunale di Livorno. E poi le caratteristiche della sede: un edificio di fine anni Novanta, climatizzato, cablato, capiente e attrezzato con un moderno archivio. Un edificio peraltro di proprietà del Comune che ne cura la manutenzione a proprie spese.

Camera e Senato hanno criticato l’originaria scelta governativa che non teneva conto delle «specificità territoriali del bacino di utenza» ed hanno disegnato un nuovo assetto della geografia giudiziaria di cui Cecina resterà parte integrante.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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