Finanza
Trielina, una boccata d’ossigeno
Terreni inquinati: la Regione va avanti con la bonifica ma rinvia la questione del recupero dei soldi
CECINA. Le venti famiglie di Poggio Gagliardo che abitano nei terreni inquinati da trielina possono tirare un sospiro di sollievo. Almeno per il momento. La Regione, con un decreto, ha deciso di rinviare "la definizione delle modalità di recupero della somma erogata".
Un provvedimento di non poco conto se si considera che chi vive in quella zona, visto che non è stato individuato un responsabile e per legge, corre il rischio di dover risarcire la Regione delle spese di bonifica. I costi di rivalsa sono stati calcolati in 4 milioni e 70mila euro.
Il decreto è stato emanato dopo l'incontro tra i tecnici della Regione e i Comuni di Montescudaio e Cecina. Nel summit è stato definito un accodo di programma in cui si definisce per il periodo che va dal mese in corso al giugno del prossimo anno il trasferimento di 169mila euro da Firenze a Montescudaio, titolare dell'attività di messa in sicurezza dell'area. Ormai sono sette anni (si iniziò nel 2005) che dalla Regione piovono euro al piccolo borgo collinare. Le operazioni di bonifica vanno avanti: un impianto di trattamento e pompaggio che si trova proprio vicino all'area commerciale di Poggio Gagliardo è stato potenziato in questi giorni. Nonostante tutto l'inquinamento rimane. Anzi si muove, e verso Cecina. Tanto da costringere il sindaco Stefano Benedetti alla chiusura di sette pozzi privati nella parte ovest della città.
«La bonifica va avanti - dice il sindaco di Montescudaio, Aurelio Pellegrini - e quest'ultimo atto della Regione ne è la prova. Non ci siamo mai fermati». Sul rinvio delle modalità di recupero delle spese sostenute da Firenze, Pellegrini dice: «Nessuno ha la sfera di cristallo. Però c'è la chiara volontà sia da parte della Regione che dei Comuni di non far spendere niente ai residenti di Poggio Gagliardo. L'ultimo documento mi sembra un segnale chiaro».
Il sindaco spiega anche che se fossero fermati i prelievi d'acqua della Solvay il pennacchio di contaminazione si potrebbe rallentare.
Chi abita sui terreni inquinati si rallegra della sospensione ma resta alla finestra. «Riteniamo giuste e doverose le azioni promosse dalla Regione - commenta Yuri Trusendi, referente del comitato "Trielina no grazie" - ma non ci fermeremo finché non sarà individuato il responsabile di questo disastro». Lo ripete agli automobilisti che transitano da Poggio Gagliardo anche uno striscione: "Acqua alla trielina. Solo il colpevole deve pagare". È stato appeso dai membri del comitato venerdì scorso.
Sull'inquinamento della zona si sta combattendo una battaglia legale. Alla vigilia di Natale il giudice Antonio Del Forno ha assolto in primo grado dall'accusa di avvelenamento di acque destinate all'alimentazione Giacomo Massini e il padre Roberto. Assoluzione perché il fatto non sussiste. A Poggio Gagliardo, dove oggi c'è un centro commerciale, negli anni Novanta si trovava la conceria di famiglia (poi fallita nel '95). Negli anni Settanta c'era invece La Rapida, lavanderia chiusa nel 1980. Alla chiusura della controversia mancano ancora due gradi di giudizio.Al processo si era costituita parte civile la Regione. Cercava di recuperare le spese di bonifica.
Ora da Firenze è stato deciso di rinviare il procedimento che, in assenza di responsabili, potrebbe far saldare i costi a chi abita a Poggio Gagliardo, magari da poco, e si ritrova una casa svalutata senza aver fatto niente.
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