La manifestazione
Il pm ordina autopsia e perizia balistica
Per gli investigatori il quadro è piuttosto chiaro ma il magistrato vuole sgombrare il campo da qualsiasi dubbio
CECINA. «Non è vero che c’era un cinghiale». Questo diceva ieri mattina al telefono della nostra redazione una signora qualificandosi «una della famiglia».
Ma la ricostruzione dei carabinieri viene confermata dagli stessi ed è quella contenuta nel rapporto inviato al sostituto procuratore Massimo Mannucci. Il magistrato ha aperto un fascicolo sulla tragica caccia di frodo avvenuta l’altra notte a Riparbella in cui ha perso la vita Raffaelangelo Pisano (48 anni), ucciso da un colpo di fucile sparato dal genero Cristian Piseddu (28), e nel quale è rimasto ferito anche un amico, Mario Fara (67). Episodio avvenuto nella notte tra mercoledì e giovedì a Riparbella durante una battuta di caccia di frodo. E in quella ricostruzione il cinghiale c’è. «Peggio sarebbe stato se non ci fosse» si limitano a commentare gli inquirenti.
Il pm comunque non si ferma alla ricostruzione e alle prime dichiarazioni rese ai carabinieri da Piseddu e Fara. Per sgombrare il campo da ogni dubbio il magistrato ha disposto i consueti accertamenti tecnici. Uno sul corpo della vittima: l’autopsia è in programma nei prossimi giorni a Pisa, stamani l’incarico verrà conferito al medico legale Luigi Papi. L’altro accertamento verrà eseguito sul fucile che ha sparato, un Breda automatico a canna liscia calibro 12. La perizia balistica è stata affidata a Vittorio Balzi, giornalista e rinomato consulente viareggino.
Si vuole insomma capire se le cose sono davvero andate come sembra. Stando agli elementi al momento in mano agli inquirenti si è trattato di un tragico incidente di caccia. Caccia vietata, lo ricordiamo, e per questo motivo il giovane Piseddu si trova indagato, oltre che per omicidio colposo, anche per bracconaggio.
Lui e il suocero erano armati di fucile, l’amico invece sarebbe andato con loro solo per compagnia. Tutti e tre erano seduti in un campo in località Fornace, in attesa che sbucasse un cinghiale. Poco prima di mezzanotte era spuntato l’animale ed è qui che gli accertamenti dovranno confermare le supposizioni e i racconti. Il primo a muoversi sarebbe stato Piseddu. Convinto che gli altri fossero rimasti al loro posto, il giovane dopo essersi nascosto dietro un albero avrebbe sparato a una sagoma, convinto che fosse il cinghiale. Invece era il suocero, raggiunto da sette pallini di cui uno al cuore. Un altro pallino aveva ferito a un ginocchio l’amico. Pisano e Fara insomma, spostandosi, si sarebbero trovati sulla traettoria. Autopsia e perizia balistica ce lo diranno con certezza.(a.d.g.)
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