Sicurezza
Picchiati e rapinati alla chiusura del bar
Il marito minacciato con una pistola e aggredito, la moglie ferita a coltellate. I banditi, due, avevano il casco integrale
CECINA. Erano in due, silenziosi, i volti inghiottiti dai caschi integrali e addosso i giubbotti, forse per coprire tatuaggi.
Uno con una pistola, l’altro con un coltello. Hanno aspettato fuori la coppia di baristi che stava chiudendo il locale. Li hanno minacciati, picchiati, rapinati e lasciati in terra. Poi sono fuggiti in sella a uno scooter.
È avvenuto nella notte tra sabato e domenica al bar del porticciolo di Cecina, alla foce del fiume. Ma lo abbiamo appreso soltanto ieri. Per caso. Come se non fosse una notizia degna di essere diffusa.
I due baristi, Maria Rosa Sacchi e il marito Umberto Innocenti, portano ancora addosso i segni della notte peggiore che hanno vissuto da quando gestiscono il locale di via Guado alle Vacche.
Soprattutto lei, che ha ripreso a lavorare dietro il bancone ma è coperta di cerotti.
La signora Maria Rosa si è presa cinque coltellate tra braccia, torace, spalle. Ha perso molto sangue, ha rischiato grosso.
Il marito è dolorante, i lividi testimoniano la violenta lotta che ha ingaggiato con uno dei rapinatori. Una lotta che Innocenti ha perso solo perché l’altro era più giovane, determinato, preparato. E armato.
«Mi ha puntato la pistola in faccia, mi ha picchiato anche con quella - dice Innocenti - prima di gettarmi in terra e riempirmi di altre botte. Io ho afferrato la visiera del casco e qualche colpo sono riuscito ad assestarlo, ma poi ho perso la presa e addio. No, non era particolarmente grosso. Ma era bello tarchiato, questo sì».
L’aggressione è avvenuta senza testimoni.
I due banditi, arrivati e ripartiti a bordo di uno scooter, hanno atteso che il locale si svuotasse e che i due proprietari uscissero dopo aver fatto chiusura di cassa. Sapevano che si sarebbero portati via l’incasso.
Appena i due coniugi hanno girato la chiave nella serratura e si sono avviati alla loro auto, , i malviventi li hanno bloccati.
«Mi sono trovato di fronte questo tipo con il casco e una pistola in pugno - racconta Innocenti - Lui non ha parlato, non ha detto neanche una mezza parola, ma con l’altra mano mi ha fatto cenno di dargli la borsa senza perder tempo. D’istinto ho reagito, dandogli uno schiaffo sulla mano che impugnava l’arma e dicendogli di andarsene perché il Carnevale era finito da un pezzo. A quel punto lui mi ha sferrato un pugno, io gli sono saltato addosso e abbiamo lottato per un po’. Ma alla fine mi sono ritrovato a terra e ho preso altri pugni e calci. Sentivo mia moglie che gridava, allora ho avuto paura davvero».
«Quello che ha aggredito me aveva un coltello - dice la donna - e mi ha colpito un po’ dappertutto. Voleva la mia borsa e nonostante la mia resistenza è riuscito a strapparmela di mano».
Tra la borsa e il borsetto del marito i banditi si sono portati via circa quattromila euro (l’incasso degli ultimi due giorni), oltre ai telefonini, agli orologi e ai documenti dei due coniugi. Poi sono fuggiti.
«Non ricordo né il colore né il tipo di scooter - riprende Innocenti - in quel momento ero solo preoccupato per mia moglie. Maria Rosa perdeva molto sangue, moltissimo. Ho gridato, ho chiesto aiuto ma non c’era nessuno lì nei paraggi. Così l’ho aiutata a rialzarsi, sono riuscito a metterla in macchina e l’ho accompagnata all’ospedale. Nel frattempo so che un ospite del vicino campeggio ha sentito le mie grida e ha chiamato le forze dell’ordine. All’ospedale sono arrivati i carabinieri, poi anche la polizia. Non ho più saputo nulla, so solo che non siamo a Milano ma a Cecina e qui da noi queste cose non dovrebbero accadere».
(ha collaborato
Michele Falorni)
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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