Il dolore
«Il Cecina diventerà uno strato di ghiaia»
ROSIGNANO. «Per il fiume non c’è speranza». È in sintesi il pensiero di Mario Baldeschi di Sel, che prende spunto da un intervento di Maria Meini - caposervizio del Tirreno - sul giornale di martedì...
ROSIGNANO. «Per il fiume non c’è speranza». È in sintesi il pensiero di Mario Baldeschi di Sel, che prende spunto da un intervento di Maria Meini - caposervizio del Tirreno - sul giornale di martedì scorso per commentare l’esito dell’audizione di Solvay in commissione ambiente. «La passione con cui Maria Meini descrive la drammatica situazione del fiume Cecina, l'impegno del suo giornale per tenere viva l'attenzione su questa questione si traducono purtroppo realisticamente in un tutto tace. E durante l’audizione di Solvay in commissione si è quasi intravisto il requiem per il fiume».
Baldeschi prosegue. «Alla sollecitazione proveniente da più parti di trovare un’alternativa agli emungimenti del fiume in Val di Cecina anche attraverso la costruzione di un dissalatore, Solvay ha praticamente chiuso questa ipotesi ritenendola impercorribile in quanto il progetto una volta "ingegnerizzato" risulterebbe troppo oneroso e andrebbe a ledere "il principio di mettere in discussione la competitività del prodotto". Dunque, non può essere intrapreso . E stop. Nella fattispecie, il tutto si basa su un progetto di fattibilità datato anno 2003 senza contare l'evoluzione che le tecnologie in ambito della dissalazione in questi anni abbiano fatto passi da gigante. Con queste prospettive dovremo rassegnarci a vedere il fiume come un nastro di ghiaia ricoperto da alghe essiccate al sole e morto biologicamente, ma anche al fatto che questo sacrificio non servirà forse a garantire il sale alla fabbrica ed allora… guai per tutti. E le istituzioni? Queste tacciono o balbettano soluzioni prive di prospettive».
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