Sicurezza
Dissalatore, la Solvay chiude la porta al progetto
L’azienda in commissione consiliare. Nel mirino lo sfruttamento del fiume Secondo gli studi di via Piave i costi della produzione salirebbero di 9 volte
ROSIGNANO. No all’ipotesi di un dissalatore, salvo nuove tecnologie in grado di abbassare i costi. È stata questa la risposta che Solvay ha dato nella commissione ambiente, che si è svolta giovedì in Comune a Rosignano Marittimo. Davanti a consiglieri comunali e all’assessore di riferimento Daniele Donati, sono intervenuti per l’azienda Stefano Piccoli e l’ingegnere Paolo Ciuffetelli, che hanno approfondito gli aspetti della produzione legati all’approvvigionamento idrico, argomento decisamente “caldo” per l’intera Bassa Val di Cecina e non solo.
Dissalatore? Ancora un no. È da anni che si parla della costruzione di un dissalatore, ma l’argomento è tornato in auge - sollecitato in particolare da Sel e della Sinistra rosignanese - ora che il fiume Cecina è in grande sofferenza anche a causa dei prelievi industriali. Tra l’altro il via ad un sondaggio per un dissalatore era stato votato dallo stesso consiglio comunale di Rosignano nello scorso maggio. Da qui l’audizione dell’altro giorno in commissione consiliare ambiente. Solvay ha affermato che ad oggi la realizzazione e lo sfruttamento di un dissalatore farebbe crescere di nove volte i costi della produzione, facendo perdere di competitività lo stabilimento di Rosignano Solvay. Gli ingegneri della fabbrica presenti in commissione poi, hanno anche illustrato dei dati. Ad oggi per il processo produttivo - ha riferito sempre Solvay ai consiglieri comunali - l’azienda sfrutta 800-900mila metri cubi di acqua dolce, numero ben inferiore rispetto a quanto viene prelevato dal mare, da Aretusa e della diga di Santa Luce. Ma a questo dato va aggiunto lo sfruttamento di risorsa per l’estrazione della salamoia. È qui, sempre su dati forniti da Solvay in commissione, siamo intorno ai 6 milioni di metri cubi di acqua su una portata media del fiume Cecina di 24 milioni di metri cubi l’anno. «Questi sono i numeri comunicati da Solvay», dice l’assessore Donati. Ma come la mettiamo con il fiume sempre più asciutto per una siccità che non dà tregua? «Al momento secondo Solvay - dice Donati - la strada più immediata sono gli invasi, in primis quello di Puretta. Per il dissalatore, gli ingegneri presenti ci hanno illustrato uno studio, di qualche anno fa, che evidenzia due criticità: una tecnica e l’altra legata ai consumi di energia. Insomma, per Solvay con le tecnologie e gli impianti attualmente disponibili la strada del dissalatore non sarebbe percorribile».
La posizione del Comune. Dissalatore sì, dissalatore no. Da una parte l’azienda che ad oggi reputa l’investimento non opportuno per la competitività del sito, dall’altro le forze politiche, istituzioni, ambientalisti e comitati che chiedono urgenti risposte per tutelare una risorsa preziosa come il fiume Cecina. «Di sicuro - spiega Donati - dobbiamo valutare ogni possibilità per ridurre l’impatto ambientale della fabbrica, anche sul piano idrico. E secondo noi la strada del dissalatore non è del tutto chiusa, ma lo valuteremo al tavolo che si è aperto in Regione». Non è chiusa anche perché lo studio a cui fa riferimento Solvay è dei primi anni del Duemila. «Tuttavia - conclude l’assessore all’ambiente - dobbiamo anche tenere presente l’importanza della permanenza dell’industria sul nostro territorio».
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