Il Tirreno

«Grazie al lavoro la droga è solo un brutto ricordo»

di Divina Vitale
«Grazie al lavoro la droga è solo un brutto ricordo»

La storia di Daniele, lo spazzino più amato di Bolgheri «Spero che mio figlio abbia la forza che non ho avuto io»

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DONORATICO. Certi segni così profondi non se ne vanno mai, però si può ricominciare, cambiare e impegnarsi. Come ha fatto Daniele Traversari, 47 anni. Alle spalle una storia di droga, che lo ha portato quasi alla morte, oggi è un punto di riferimento per Bolgheri, dove è considerato lo spazzino provetto. Gli stessi bolgheresi, lo scorso anno, hanno promosso una petizione indirizzata al Comune per fargli riconfermare il contratto stagionale. E lui non delude le aspettative. Tutte le mattine lo vedi in azione a strappare erbacce, a pulire aiuole, a portare via la spazzatura. Alcuni compiti non gli competono per contratto, ma lui li svolge lo stesso e bene. Due anni fa ha vinto il concorso Asiu e da allora gli vengono offerti contratti a tempo determinato. «Non credevo di riuscire a vincere il concorso, il lavoro è stata una rinascita. Mi emoziono lavorando, mio nonno mi ha sempre detto che "la pulizia sta male solo in tasca". Per me è un piacere, ho trovato la mia dimensione. Non mi fa cedere ad altre tentazioni».

Con la droga quando e come è cominciata?

«Una bravata, era l''84. La curiosità, la compagnia… poi però sei tu che decidi. Sempre. Tutti hanno problemi ma non esistono motivazioni valide. All’epoca davo la colpa ai miei, perché mio padre tradiva mia madre… solo un pretesto, una giustificazione mentale».

Cosa faceva a quel tempo?

«Correvo in moto, amavo praticare il motocross, giravamo molto per la Toscana, poteva essere il mio futuro se solo non fossi cascato nel tunnel. Nell'87 ho rischiato di morire a causa della droga. Forse non capivo nemmeno fino in fondo che stavo scherzando con la morte. I miei mi hanno emarginato ma non ho mai chiesto soldi. E fino al '95 è stato un periodo buio. Ho anche incontrato una ragazza che poi è divenuta mia moglie, lavorava nelle comunità e ha cercato di aiutarmi. Ma poi è caduta nel tunnel pure lei».

E dopo?

«Ho incontrato la madre di mio figlio. Con lei mi sono rifatto una vita. Abitavamo a Montescudaio con nostro figlio, ma poi abbiamo sentito la necessità di trasferirci per la scuola e le attività del bambino richiedeva. Ci trasferimmo a Donoratico e nel 2006 la ricaduta. E poi il Sert a Piombino, nel 2007».

E il lavoro come spazzino?

«Nel 2007 ero disperato e senza occupazione. Il primo a darmi una mano è stato il sindaco Fabio Tinti, ho colto l'opportunità. Allora il servizio era ancora gestito dal Comune e pian piano, dimostrando la mia buona volontà e i risultati, mi aumentarono ore e giorni di lavoro fino al concorso».

Oggi è pulito?

«Sono ancora sotto terapia ma non ho più toccato droga.. Mi sento bene. Se ripenso al passato mi viene da piangere, avrei potuto fare tante cose…»

A suo figlio racconterà la verità un giorno?

«Non so, credo di sì. Ora ho molta paura per lui perché oggi è ancora più facile e pericoloso al tempo stesso. Spero che sappia scegliere la sua strada con il coraggio e la forza che io, da giovane, non ho avuto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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