Il Tirreno

«Una cattiveria senza limiti»

Il veterinario Marco Melosi
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Il veterinario Marco Melosi

Cane ucciso in mare, valanga di reazioni. Su Facebook 500 condivisioni in mezza giornata

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CECINA. Lo potremmo chiamare Argo. Come il cane di Ulisse, l'eroe che si ribattezzò Nemo, Nessuno, davanti al ciclope Polifemo. Lo chiamiamo Argo perché quel cane appartiene a nessuno. Di certo non a chi - che l'animale fosse stato vivo o morto - ha deciso di sbarazzarsene legandolo a un mattone e gettandolo in acqua. Un cane di nessuno ma che in tanti hanno deciso di adottare. Di lasciare un commento o di guardare la foto della carcassa ritrovata domenica sulla spiaggia delle Casermette a Marina di Cecina. Ed esprimere tutto lo sdegno possibile per un gesto così cattivo.

In mezza giornata sul sito del Tirreno l'immagine ha superato le 500 condivisioni su Facebook, decine i messaggi lasciati sotto le foto. Anche da parte di chi domenica scorsa ha assistito al ritrovamento. «Io purtroppo c'ero - scrive Silvia Ponzecchi - e ancora, dopo giorni, non riesco a non pensare a quella creatura straziata. Ho il magone fisso e non riesco a trovare una spiegazione. Domenica è stato commovente. Noi, amanti degli animali, tutti insieme, uniti da un dolore comune». Il commento si riferisce al fatto che la carcassa è stata ritrovata alla Bau Beach, la spiaggia dove i cani possono scorrazzare in libertà.

Per il resto è solo rabbia e disprezzo verso chi si è sbarazzato del meticcio. Eva Marinai scrive: «La cattiveria umana non ha limiti». Per Manuela Marinari di Livorno «oltre alla pena carceraria, da scontare per intero con addebito delle spese di processo e mantenimento, servirebbe un pubblico registro con i nomi di compie atti di sadismo e crudeltà nei confronti di uomini o animali. In modo da poterli isolare e controllare».

Chi è stato? Probabilmente non lo sapremo mai. La carcassa del cane è stata già incenerita a Livorno. Addosso non aveva né microchip né tatuaggi. Come risalire a un padrone? Ci sono solo le ipotesi. L'ultima, circolata tra i tanti lettori che hanno visto le foto, riconduce al nodo che lega la corda alla catena intorno al collo. È un nodo da marinaio, simile alle gasse. Il cane potrebbe essere stato gettato da una barca, forse da un peschereccio. Restano solo supposizioni.

«Partiamo dal presupposto che non ci sono giustificazioni per un gesto del genere - commenta Marco Melosi, presidente dell'ordine dei veterinari di Livorno - sono però piuttosto scettico sul fatto che si possa trattare di un episodio di sadismo. Sarebbe abominevole. L'esperienza di anni mi porta a considerare tre ipotesi. La prima è che l'animale fosse già morto e che il padrone non sapendo come disfarsene l'abbia gettato in mare. La seconda è che il meticcio fosse stato particolarmente aggressivo e chi l'aveva in casa l'abbia voluto sopprimere in questo modo. L'ultima ipotesi e che è lo specchio dei giorni d'oggi porta alla crisi economica. Ci sono sempre più famiglie in difficoltà, molte vengono sfrattate e restano senza casa. Chi non ha più un tetto non riesce più a gestire un cane. E se ne sbarazza. Personalmente mi rifiuto di pensare che ci possano essere persone capaci di simili gesti».

Rino Bucci

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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