Il Tirreno

addio a guantini

«Massimo era capacità e passione»

«Massimo era capacità e passione»

Rotelli ricorda l’ex dirigente e le sue scelte culturali per Cecina

2 MINUTI DI LETTURA





CECINA. Ieri, nella chiesa del Carmelo di Livorno, è stato celebrato il funerale di Massimo Guantini, ex dirigente del Comune di Cecina, personaggio di spicco del Pd livornese. «Massimo, prima di operare in sede politica ed amministrativa a Livorno, ha passato molta parte della sua vita privata e pubblica in Cecina». Così lo ricorda Carlo Rotelli, esponente del Pd e della vita culturale cecinese. «Molti e non solo militanti del Pd lo ricordano per le qualità umane, ma anche per la passione e per le capacità che sul versante dell'attività pubblica Massimo ha svolto per almeno un ventennio, dalla metà degli anni 70 fino alla seconda metà degli anni 90. Non è difficile rammentare che molte delle decisioni di carattere culturale che vennero assunte in quel giro di anni, dalla scuola di musica, a quella di teatro, alla scelta di trasformare un'aula magna in teatro De Filippo, alle sorti della villa Guerrazzi alla Cinquantina, hanno visto in Guantini un autentico protagonista. Ma anche l'organizzazione in senso moderno della biblioteca comunale con l'interessamento delle scuole, del pubblico dei lettori, dei giovani, trovò nel dirigente dell'ufficio scuola e cultura un soggeto propositivo di rara competenza. Difatti in Guantini l'impegno politico del militante prima nel Pci e poi nella successione Pds -Ds fino al Pd, non era disgiunto da un acceso interesse per le esperienze culturali. E riteneva che una pubblica amministrazione si doveva caratterizzare per idee e progetti originali nella cultura». Aggiunge Rotelli: «Da qui una battaglia sia all'interno della sinistra che oltre gli steccati della politica per l'affermazione di un principio di civiltà, quello per cui la crescita della società si misura in primo luogo non tanto dal Pil quanto dai progressi sociali e civili. Giocatore di scacchi abilissimo (non era facile dargli scacco matto!) esercitava in primo luogo su se stesso il controllo critico. “Se una mossa è sbagliata - diceva - inutile dire che era nata con le migliori intenzioni. Se è sbagliata, prima lo riconosciamo, meglio è”. Per cui anche l'attività del dirigente politico finiva per essere apprezzata spesso anche dagli avversari per questa rara qualità laica: l'esercizio critico».

«Altrettanto interessante in lui l'attenzione non strumentale verso la dimensione religiosa. Per la cultura del cristianesimo e per i temi della fede. Vedemmo insieme il film di Pasolini "Vangelo secondo san Matteo"e ricordo che ne trasse un'impressione fortissima. Certamente sul valore dell'ispirazione del grande artista, ma anche per il sottotesto umano e trascendente dell'opera. Non sorprende quindi che nelle fase ultima della sua vita l'attenzione si sia trasformata in un nuovo convincimento sulla fede cristiana. Una scelta libera e disinteressata, come sempre in lui».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa