Il Tirreno

Ecco cosa sta uccidendo il fiume

di Rino Bucci
Ecco cosa sta uccidendo il fiume

Scarichi abusivi, troppi pozzi, scarsa manutenzione: viaggio lungo un corso ricoperto di alghe

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CECINA. Un'insalata di alghe verdi su due dita d'acqua, intorno canne alte oltre il metro ed erbacce. Non è una ricetta di nuevelle cuisine ma la cartolina del fiume Cecina di questi giorni. Un'immagine di degrado e incuria che ci lascia il ricordo di un corso d'acqua ai suoi minimi storici, e non solo di portata. In queste condizioni, il progetto di un parco fluviale sembra un sogno così lontano e irrealizzabile.

Ne sanno qualcosa i pescasportivi locali, associazione storica costretta ad emigrare in Bocca d’Arno per le gare di pesca e che da anni tiene alta l’attenzione sullo stato di salute del Cecina.

«La nostra città non è caratterizzata solo dal mare, ma anche da un fiume. È un patrimonio importante che va tutelato», dicono i pescasportivi cecinesi.

Manutenzione. «E' inesistente. Non ci sono lavori di manutenzione fino a qualche anno fa ci pensavamo noi a tagliare la vegetazione. Ormai non ce la facciamo più. La natura e gli anni hanno preso il sopravvento», affermano.

Conclusione? «Ci sono canne, canneggiole, pioppi dappertutto. "Andrebbero tenuti almeno a 10-15 metri di distanza dall'acqua una situazione di degrado che va dalla sorgente alla foce».

In alcuni punti, come a Ponteginori, ci sono gli alberi in mezzo all'alveo.

Alghe in centro. «Ci sono sempre state ma mai come ora. Tutta colpa degli scarichi che si registrano soprattutto al Fiorino. In alcuni punti del Cecina la vita animale è del tutto assente. Verso la Variante nell'acqua manca l'ossigeno e anche le specie invertebrate stanno morendo».

Inoltre ci sono gli scarichi civili. «Soprattutto si tratta di fanghi e di lavaggi di ghiaia e riciclo di laterizi. Le acque sporche tornano nel fiume e si depositano. Si consideri anche che a Saline e Ponteginori non ci sono depuratori. Laggiù il Cecina è una fogna».

Manca l'acqua. Siamo ai minimi storici di portata. Non è solo colpa della siccità e il comparto agricolo influisce minimamente sui consumi.

«Questo fiume non deve essere ad uso e consumo dell'industria. È un bene comune. I prelievi per uso industriale lo hanno prosciugato. Si parla tanto del progetto Idros. L'acqua è stata sempre usata dalle industrie solo che oggi i piani sono nero su bianco».

E poi ci sono i pozzi. «Semprepiù pozzi, anche artesiani pescano in vicinanza del corso d'acqua, soprattutto alla Steccaia. E il fiume sta morendo. È venuta a mancare una diga naturale che c'era in prossimità del ponte sulla ferrovia. Tutti i sassi sono stati rimossi».

Pericoli. «Nessuno ci ha mai reso conto di lavori idraulici per la sicurezza del fiume. Se non sono stati pianificati il rischio idraulico potrebbe essere dietro l'angolo. Ciò che è successo al Serchio dovrebbe insegnare».

E concludono: «Non siamo sicuri che il Cecina riesca a sopportare in alcuni punti (Variante e Steccaia) delle portate come quelle che si registrarono nel '91 e '93. L'esperienza insegna».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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