Il Tirreno

Tutti mobilitati in difesa del tribunale

di Alessandro De Gregorio
Tutti mobilitati in difesa del tribunale

Bechini (Psi) lancia una raccolta firme, Barabino (Pdl) e Lippi (Pd) annunciano pressioni sui parlamentari

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CECINA. Un risultato il ministro Paola Severino l’ha ottenuto, anche se involontario e forse per lei irrilevante: ha messo tutti d’accordo, destra e sinistra, nel dire no alla riforma giudiziaria annunciata dal governo. Il taglio di tutte le sezioni distaccate di tribunale ha dato fiato agli antimontiani e tolto il respiro a chi sostiene la politica del professore bocconiano.

A Cecina Alessandro Bechini (Psi) annuncia una raccolta firme: «La vicenda del nostro tribunale mette in evidenza due questioni fondamentali: la differenza tra localismo e decentramento e il grande errore nei tagli orizzontali alla spesa pubblica. Siamo di fronte a una struttura che è la seconda per efficienza in Italia e si decide di chiuderla. Un modo curioso di operare. Al ministro Severino che ne fa una questione di localismo vorrei sommessamente far notare che qui non si tratta di localismo ma di decentramento che, una volta che è ben fatto, produce efficienza. Invece la volontà di procedere con tagli orizzontali della spesa (alla faccia del bisturi evocato dal presidente Monti) produce anche queste aberrazioni. Tanto più quando tutte le ricerche evidenziano che i risparmi che matureranno dalla chiusura del tribunale di Cecina saranno praticamente nulli».

«Certo non ci arrenderemo facilmente al fatto che un servizio sul nostro territorio venga chiuso soltanto per un criterio contabile» aggiunge Bechini, spiegando di voler fare pressione alla Camera e al Senato e annunciando di avviare, dal prossimo fine settimana, una raccolta firme: «I socialisti non possono accettare che il taglio alla spesa, anziché tagliare i rami secchi, si accanisca in modo populista e indiscriminato su tutto ciò che è pubblico. Noi non ci arrendiamo. Chiediamo a tutti i partiti, agli operatori del settore giudiziario e ai cittadini di promuovere con noi la raccolta firme, senza bandiere di alcun genere, ma con la volontà trasversale di salvare un servizio efficiente per tutta la comunità».

Paolo Barabino (Pdl) raccoglie l’invito ma avverte: «La battaglia va condotta nelle sedi deputate. E attenzione: questo viene presentato come decreto legge ma in realtà è un decreto legislativo: attua una delega sulla quale aveva iniziato a lavorare il precedente governo che però era rimasto alle linee guida. Oggi invece, con una libera interpretazione del ministro Severino, si è usata quella bozza per un taglio indiscriminato. Il Parlamento non ha poteri, può dare solo un parere non vincolante. È chiaro che ci mobiliteremo, politicamente gli spazi ci sono ancora così come c'è la possibilità di emendamenti. Ma sarà molto dura». Poi Barabino dice anche qualcosa di sinistra: «Sento parlare di un risparmio di 50 milioni in tre anni, un'inezia, ma non si tiene conto degli ulteriori disagi per i cittadini. Si tagliano i servizi e intanto il 5% della popolazione possiede il 50% della ricchezza nazionale. Dov’è l’equità?».

Samuele Lippi (Pd) sembra il più sconsolato: «Quando scrissi al presidente della Corte d'appello mi raccomandai di far prendere in considerazione i numeri di Cecina, che rientravano ampiamente nei criteri previsti dalla legge delega. Tutto inutile. Questa non è una razionalizzazione ma un'operazione pesante e prepotente. Un conto è tagliare alcuni tribunali distaccati, un altro è eliminarli dal primo all’ultimo. Faremo tutto il possibile, aderiremo alla petizione, presseremo i nostri parlamentari. Ma ho molti dubbi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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