Il dolore
Cecina resterà senza tribunale
Il governo non risparmia nessuno. Garigali: «Una disgrazia». Villani: «Una vergogna»
CECINA. Sembrava che anche stavolta potesse passare in cavalleria. E invece no. Il ministro Paola Severino ha fatto carta straccia degli appelli, dei numeri e di ogni altra considerazione. «Localismi» li ha definiti con disprezzo prima di fare tabula rasa di tutte le 220 sezioni distaccate di tribunale d'Italia e di accorpare 37 sedi principali. Una spianata per ora sulla carta, perché il decreto legge dovrà passare dalle commissioni, da Camera e Senato prima di rivoltare come un calzino l’intera struttura giudiziaria italiana. La scure del ministro sembra che non sia piaciuta quasi a nessuno in Parlamento, stando alle dichiarazioni degli esponenti politici di vario colore (alcune un po’ tardive, considerando che il decreto non è un'invenzione dei Monti boys & girls ma è ereditato dal precedente governo). Quindi uno spiragliuccio c'è, anche se il governo in Parlamento potrebbe blindare il provvedimento con la fiducia. E allora ciao.
Così, mentre fioccano le proteste e gli inviti al ripensamento, tutti e tre i tribunalini della nostra provincia si preparano a traslocare nella scassata sede di Livorno. Quando? Come? Non si sa. Certo è che a Cecina, negli uffici giudiziari di via Landi, in quell'edificio nuovo, bellino e considerato il secondo più efficiente d'Italia (non della costa tirrenica, leggasi d'Italia, please), ci si prepara a impacchettare fascicoli, svuotare gli armadi, spegnere i computer, staccare i telefoni. E sloggiare.
Nessuno parla, non è aria. In via Landi si continua a lavorare, a correre su e giù per i corridoi, a sbrigar pratiche, a curare notifiche. Sono sette i dipendenti delle due cancellerie, penale e civile, più quattro ufficiali giudiziari. Altri quattro sono impiegati nella cancelleria del giudice di pace. E poi ci sono i magistrati: due per il penale, uno per il civile, due per l'ufficio del giudice di pace.
Verranno riassorbiti in blocco a Livorno, dove l’amministrazione della giustizia dovrà inventarsi qualcosa perché in via De Larderel e in via Falcone e Borsellino, sedi rispettivamente civile e penale del tribunalone, non c'è posto per tutti. Nemmeno a stringersi.
«Purtroppo l'atteggiamento di questo governo si conferma preclusivo in materia di giustizia così come in tema di riforma del lavoro - dice rassegnato l'avvocato Paolo Cotza, segretario dell'Ordine provinciale - Il consiglio nazionale forense ha prodotto uno studio approfondito che dimostra l'inutilità di questi tagli sul fronte del risparmio e, allo stesso tempo, il drastico peggioramento dei servizi sul territorio. Siamo molto preoccupati. Abbiamo solo qualche speranza per il mantenimento dei giudici di pace, sempre che gli enti locali trovino i soldi per accollarsi le spese del personale. Ma per il tribunale cecinese la vedo davvero dura».
Il buffo è che, malgrado i continui avvicendamenti dei magistrati e la riduzione del personale di cancelleria, il tribunale di Cecina non solo si era attestato sui sette mesi per arrivare a sentenza ma aveva persino limato il numero dei giorni: da 213 ai 201 dell'ultimo periodo preso in esame (luglio 2009-giugno 2011). Questi dati erano stati inviati al ministro, al presidente della Corte di appello, al prefetto, al governatore insieme a tutti gli altri requisiti: bacino d'utenza di 11 comuni tra le province di Livorno e di Pisa, estensione territoriale di 658,73 km quadrati, 82.877 residenti (oltre 300.000 d’estate), durata media dei processi...
E poi le caratteristiche della sede: un edificio costruito a fine anni Novanta, climatizzato, cablato, attrezzato con un moderno archivio, dotato di un ampio parcheggio. Un edificio peraltro di proprietà del Comune che ne cura la manutenzione a proprie spese.
«Una disgrazia per il nostro territorio - dice il vicesindaco Antonio Garigali - purtroppo i tagli con l’accetta producono sempre disagi per i cittadini».
«Una vergogna - taglia corto l’avvocato e consigliere comunale Francesco Villani - il dio denaro ha prevalso anche in tema di giustizia. A questa gente non gliene importa niente dei cittadini. Invece di tagliare super pensioni e mega stipendi eliminano i servizi essenziali. Lo ripeto: è una vergogna».
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