Il Tirreno

Tim esclude errori ma rinuncia alla maxi bolletta

Tim esclude errori ma rinuncia alla maxi bolletta

Il sindaco: «Ghezzani pagherà solo 600 euro, non 11mila Forse è stato un problema di aggiornamento software»

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CECINA. La Tim ha risposto. La compagnia telefonica nega di aver commesso errori nel computo della maxi bolletta appioppata al Comune di Cecina, bolletta alla quale però darà una poderosa sforbiciata: uno sconto di oltre diecimila euro. Alla fine l'assessore Michela Ghezzani, responsabile della scheda «incriminata», dovrà pagare seicento euro. Di tasca propria.

La comunicazione della Tim ieri è stata illustrata dal sindaco Stefano Benedetti ai capigruppo consiliari, come era stato anche chiesto dal Pdl che aveva presentato pure un'interrogazione.

La vicenda riguarda uno dei telefonini dell'amministrazione comunale: nel caso specifico il telefonino in uso a Ghezzani. Anzi, la scheda che poi l’assessore aveva inserito nel proprio iPhone.

Come si ricorderà, in Comune erano giunte due bollette per un totale di 11.073 euro relative al trimestre gennaio-febbraio-marzo. Bollette riferite a quella scheda.

Una spesa inconcepibile secondo la stessa Ghezzani, che aveva escluso di aver consumato tutto quel traffico per giunta in un periodo nel quale lei era in maternità. Inoltre, aveva aggiunto l'assessore, «Tim dovrà spiegare per quale motivo ha violato la legge, visto che c'è una precisa delibera dell'autorità per le garanzie nelle comunicazioni che impone al gestore di avvisare l'utente e staccare la linea al superamento di una certa soglia. A me non è arrivato alcun avviso così come non sono arrivati sms né roba simile al gestore delle schede telefoniche del Comune».

Ma la notizia, pubblicata dal Tirreno, aveva alimentato fior di polemiche. Dai banchi del Pdl il capogruppo Paolo Barabino aveva censurato la mancata trasparenza del sindaco che non ne aveva fatto parola con nessuno, mentre la consigliera Lucia Castellacci aveva presentato un'interrogazione in cui chiedeva le bollette annuali e mensili di tutti gli amministratori, dirigenti e tutte le forniture a carico dell'amministrazione comunale.

Il sindaco, qualche giorno dopo, aveva fornito i dati dal 2008 a oggi e il numero dei cellulari (34) assegnati a lui stesso, agli assessori, al presidente del consiglio e all’autista (11), alla polizia municipale (3), al segretario e ai servizi informatici (4), al servizio reperibilità (1), alla gestione patrimonio e opere pubbliche (12) e ai servizi cimiteriali (3).

Cellulari da pochi soldi, tutti modelli Nokia 5000 da 60-70euro l’uno e il cui utilizzo, negli ultimi quattro anni, aveva sempre comportato un costo di 14 euro al mese a testa.

Ora è arrivata anche la risposta di Tim relativa all’iPhone della discordia. «Risposta che per noi è soddisfacente - dice il sindaco - perché dimostra come Michela non abbia utilizzato la scheda in modo scorretto. Ma noi non avevamo dubbi. Il problema, a quanto ho capito, è dovuto a un aggiornamento del software che a dicembre ha creato problemi a tante altre persone. Formalmente il telefono dell’assessore risulta collegato alla rete nel periodo in questione. Ma Tim ha preannunciato che ci invierà una nota di credito per oltre diecimila euro. In sosostanza resteranno da pagare circa duecento euro al mese, 600 in tutto. Spesa che verrà sostenuta dall’assessore». La cui unica colpa, dunque, è stata quella di infilare la scheda del Comune nel proprio iPhone.

Alessandro De Gregorio

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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