Italia
Fulceri: «Ecco perché lascio il Pd»
«Dopo quattro anni sono deluso da un partito che non ha idee»
CECINA. «Deluso dopo 4 anni ho deciso di non rinnovare la tessera del Pd». A scrivere è Luigi Fulceri, ex tesoriere del Partito democratico di Cecina. «Per me - dice - la politica è sempre stato un impegno alla soluzione dei problemi, che affronti con impegno ed entusiasmo, un’attività che deve essere considerata una missione e un servizio per la comunità e non, come succede troppo spesso, una scorciatoia per acquisire privilegi peraltro immeritati. Per me la politica era quella che si organizzava dentro i circoli ma cercava di vivere soprattutto fuori, a contatto con le persone vere, non quelle dei sondaggi; quelle che magari non sanno cosa vuol dire spending review ma purtroppo sanno cosa vuol dire tirare la cinghia. Certo, capisco che all'interno dei circoli, sempre con le stesse persone, è molto più semplice fare politica. Per questo sento che questo tipo di politica, fatta troppo spesso di opportunità personali, non mi appartiene, sono stanco di stare lì per affermare le ambizioni di qualche io».
«Avevo creduto nel Pd - prosegue - un partito nuovo portatore di una politica diversa, fatta di volti nuovi, non dalla solita classe dirigente autoreferenziale sul viale del tramonto. Un partito che non è terrorizzato da chi ha idee, ma da chi non ne ha mai avute e magari vive ancora di rendita su quelle degli altri, un partito che crede alle primarie, vere, aperte a tutti i cittadini. Credevo in un partito che smette di occuparsi di formule e alleanze, beghe e beghette e dice chiaramente cosa farà se andrà al governo. Tutto è rimasto un sogno, come tagliare i costi della cosa pubblica, tagliare il numero e l'indennità dei parlamentari e dei consiglieri regionali, cancellare i vitalizi, abolire il finanziamento pubblico ai partiti. Ancora avrei voluto sentire che il mio partito ringrazia chi ha servito per tanti anni le istituzioni ma non crede offensivo chiedere il ricambio per chi da qualche lustro occupa gli scranni del Parlamento. Credo sia necessario un cambiamento radicale della struttura politica a tutti i livelli, ma per cambiare veramente non basta la rivendicazione anagrafica, è il momento di tirare fuori le idee, magari faranno arrabbiare, pensare, discutere. Ma saranno idee che parleranno dei problemi dei cittadini. C'è un sacco di bella gente che è delusa, schifata, colpita. Ma non rassegnata: è da loro che si può e si deve ripartire».
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