Gioco
Pasticcio logopedisti L’Asl si appoggia alla fondazione Maffi
Dopo il caso di Rosignano anche Cecina perde una terapeuta Famiglie preoccupate: «I nostri figli rischiano danni seri»
CECINA. Loro non possono parlare, altrimenti chissà quante cosa avrebbero da dire. Ma la domanda a cui sarebbe più difficile rispondere è semplice: perché? Se lo domandano una quarantina di bambini che hanno difficoltà nell’articolare i suoni e che da settimane (è il caso di Cecina) o addirittura mesi (a Rosignano) non sono più seguiti dal logopedista con cui avevano fatto i primi faticosi progressi. E il perché di questa sorta di abbandono da parte del servizio pubblico se lo chiedono – stavolta con voce forte e chiara – anche le famiglie degli sfortunati ragazzi: «Vogliamo al più presto dei logopedisti per curare i nostri figli: c’è il rischio di compromettere il loro recupero. L’Asl provveda quanto prima». Dall’azienda sanitaria fanno sapere di aver avviato le pratiche per le sostituzioni del personale mancante. Ma nell’attesa che il reclutamento diventi effettivo, l’ente ha deciso di stornare i casi più gravi sulle strutture convenzionate dell’istituto Santa Caterina, a Collesalvetti, gestito dalla fondazione Maffi.
Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire come si sono svolti i fatti. Da più di sette mesi al distretto sanitario di Rosignano Solvay è stato interrotto il servizio di logopedia infantile: la dottoressa che se ne occupava è andata in maternità e non è più stata sostituita. A questa già grave situazione, si è aggiunta di recente anche quella dell’ospedale di Cecina dove un’altra logopedista è andata in maternità. A questo punto l’organico a disposizione dell’Asl6 per questo genere di servizi è dimezzato: rimangono solo due logopediste infantili (una a Cecina e una nel distretto di Rosignano), più una addetta alla cura degli adulti che viene una volta a settimana da Piombino. Il tutto per soddisfare una platea di circa 80 bambini, la metà dei quali è senza cure da più di due settimane.
«Ci hanno detto che le terapie erano sospese e che il reparto si stava riorganizzando – racconta un signore di Cecina, padre di un bambino di 4 anni e mezzo – Ormai è passato quasi un mese ma ancora non ci hanno fatto sapere niente. Sono preoccupato perché mio figlio ha problemi abbastanza seri, ma da quando aveva iniziato la terapia i progressi erano stati evidenti. Ora tempo che possa risentire di questa interruzione».
I disturbi presentati dai piccoli pazienti sono di varia natura: si va da una semplice dislessia a situazioni più complicate che interessano le strutture cerebrali: «Purtroppo spesso si tratta di bambini che hanno problemi ben più gravi del pronunciare la “r” o la “s” – spiega una madre di Rosignano con un figlio di 5 anni e mezzo – Non riescono proprio a parlare e interrompere le terapie nel momento in cui apprendono meglio rischia di compromettere il loro recupero e di incidere negativamente su quello che dovrebbe essere il loro futuro di adulti autosufficienti. Da un anno e mezzo l’Asl si era attrezzata con una logopedista a contratto che a quanto mi risulta non è stata confermata».
Insomma, la preoccupazione è grande e le famiglie ritengono che si stia perpetrando un grave danno ai loro figli. Per questo c’è chi ha pensato di ricorrere ai professionisti privati: «Una singola seduta costa circa 50 euro – spiegano i genitori – Ipotizzando di farne almeno una a settimana si arriva a 200 euro al mese. Inoltre, i bambini hanno bisogno di seguire un percorso che è molto basato sul rapporto che instaurano con il terapeuta. Cambiare spesso medico non è certo una soluzione ottimale».
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