Il Tirreno

Gli ombrelloni degli operai avevano i pomellini rossi

Divisa anche la spiaggia. Storia di Annetta Laura Pantani, nata a Rosignano Solvay proprio alla fine della guerra

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L’intervista è stata raccolta da Michael Righi e Silvia Montanari, Rosignano 22 marzo 2012.

Quando è nata?

. Il 3 maggio 1945, esattamente quando suonavano le campane della fine della guerra. Mia mamma me l'ha sempre ricordato, quindi io mi sento un po' una portatrice della pace. Per partorire, mia mamma dalle scuole elementari è andata a piedi fino al vecchio ospedale di Rosignano Solvay.

Che lavoro facevano i suoi genitori?

Mio padre era operaio allo stabilimento di Solvay, a quel tempo la maggior parte delle persone lavorava alla Solvay. Mia nonna era bidella e la mamma poi venne assunta come segretaria del direttore o della direttrice, a seconda di chi c'era. Abitare vicino alla scuola è stato un vantaggio o uno svantaggio per me perché anche se nevicava o pioveva io non perdevo mai una lezione, scendevo le scale ed ero a scuola! Era anche un vantaggio perché mi volevano bene tutti, conoscevo tutti, dalle maestre, al direttore, direttrici, al preside della scuola media che era collegata con le scuole elementari. Le elementari le ho iniziate un anno prima perché facevo già il giro delle scuole, delle aule, conoscevo tutti.

Si ricorda qualcosa di particolare del periodo?

A quel tempo passava il cenciaio per le strade e per le case a raccogliere i vestiti e la robaccia che la gente buttava via perché non serviva più… Ogni 10 kg di cenci regalavano una bambola e la mia mamma ce la fece a prendermi una bambola di celluloide, la mia prima bambola che apriva e chiudeva gli occhi…. Poi a nove anni, in quarta elementare, ci fecero fare il teatro dei burattini costruendo da noi i burattini. Ci fecero macerare in un secchio la carta di giornale, acqua e colla, per fare le teste di burattini che poi andavamo a colorare. Poi facemmo il vestitino e alla fine un maestro organizzò il teatro dei burattini in legno, molto bello, sia a Solvay che a Livorno.

Com'erano le giornate al mare?

Quando ero bimba dovevamo stare attenti al pomellino che c'era sopra gli ombrelloni, perché c'era le distinzione tra operai e impiegati. Lo stabilimento balneare era per tutti, però i primi ombrelloni davanti con il pomellino bianco erano per gli impiegati e i dirigenti, quelli per gli operai avevano il pomellino rosso. Quindi non si poteva andare dove si voleva, la distinzione però veniva accettata benissimo, non c'era più di tanto discriminazione, si sapeva e si faceva. Poi c'erano i moscerini, cioè le barchettine per i bimbi più piccoli in legno con cui di poteva stare nel primo pezzo di mare.

Tra figli di operai e figli di dirigenti si giocava tranquillamente?

Ma sì, qualcuno era più antipatico o più simpatico ma non era una questione di classi sociali, da bambini ci volevamo tutti bene. Più che altro erano i genitori a voler tenere i loro figli con altri figli di impiegati e di dirigenti. Noi non sentivamo la differenza, per noi il figlio dell'impiegato era un bimbo come noi.

E finite le scuole cosa ha fatto?

Dopo le superiori avevamo la speranza, il sogno di fare l'interprete presso un aeroporto. Poi io e la mia amica del cuore (perché tutti noi abbiamo avuto l'amica del cuore) andammo a Milano in cerca di lavoro, cercavano una commessa alla Standa a Milano o in magazzino… e poi invece non se ne fece nulla, ricordo questa gita a Milano, era la prima volta in una grande città, uscendo in stazione era tutto così grande…

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