Finanza
«La sfida di Solvay è quella di Rosignano»
Huart inaugura le celebrazioni dei 100 anni: «Il futuro della città è inscindibile da quello del sito produttivo»
ROSIGNANO. La circostanza probabilmente non è tale per aprire una riflessione su Solvay e la crisi, o su sviluppo e occupazione (la guerra del sale, il braccio di ferro sulle concessioni minerarie, le difficoltà della sodiera e le grida di allarme delle imprese del parco industriale). O ancora sulle questioni ambientali (la partita sui prelievi idrici e gli scarichi a mare). Oggi la multinazionale belga si appresta a celebrare i cento anni della fabbrica a Rosignano e Michele Huart, direttore dello stabilimento, lo fa - ci racconta lei stessa - «con gioia ed un pizzico d’orgoglio».
Perché deve parlare di «cento anni di impegno che sono il frutto di un concorso di volontà: la volontà di investire di un intero territorio - dice Huart - la trasformazione di uno stile di vita da agricolo a industriale e la volontà di favorire un nuovo soggetto economico, ingombrante ed invadente, ma presente nel tessuto sociale di questo territorio». E siccome le parole sono importanti il direttore, più avanti, spiega: «Il futuro del paese ed il futuro del sito produttivo sono imprescindibili». Come dire: non c’è Solvay senza Rosignano, non c’è Rosignano senza Solvay. Con buona pace di chi ritiene frantumato il modello dello sviluppo multipolare - caro all’ex sindaco e oggi assessore regionale Gianfranco Simoncini (ieri assente per impegni istituzionali) o di chi ritiene che Rosignano può campare di solo turismo.
E’ d’accordo il sindaco Alessandro Franchi («non si abbandoni la presenza industriale», dice) che però invita l’azienda ad «accompagnare il rilancio industriale di Rosignano», che - tradotto - significa investire. Il fatto che non si può prescindere da un buon manifatturiero è sottolineato anche da Carlo Lanzara, professore di economia aziendale all’università di Pisa che ne evidenzia «l’effetto moltiplicatore capace di generare piccole imprese della manutenzione e dell’impiantistica». Insomma, Solvay guarda al futuro - come recita lo slogan del logo del centenario - forte dell’acquisizione della Rhodia (settembre 2011) che gli ha consentito di diventare un major leader chimico mondiale (opera in 55 Paesi con 29mila dipendenti e con un fatturato nel 2011 di 12,7 miliardi) e vuole sfidare la crisi. Le celebra«ioni dei 100 anni di Rosignano, tra l’altro, s’intersecherano con quelle (nel 2013) dei 150 anni del gruppo - come ha ricordato Marco Colatarci, deputy country manager di Solvay Italia. Le iniziative? Ancora in allestimento ma si parla di workshop scientifici, manifestazioni sportive, recita teatrale e di una grande serata con big della cultura, politica o spettacolo.
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