Il Tirreno

Ma questo mare cos’era per te? Libertà, libertà, libertà

La storia di Ariane Pichery, nata a Parigi e trasferita a Rosignano inseguendo la sabbia bianca portata a casa dallo zio

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Intervista raccolta da Giulia Zanaboni e Alberto , Rosignano Solvay, 27 aprile 2012.

Dove sei nata?

In Francia, 49 anni fa, e sono capitata qui per caso. Mio zio, sempre di Parigi, quando si è sposato ha fatto un giro sulla costa italiana, è arrivato a Vada e ha visto questa sabbia, pensava fosse sabbia non pensava fosse soda, bicarbonato, mercurio e piombo.

Raccolse anche un po' di questa sabbia e se la portò dietro, quando rientrò la fece vedere ai miei nonni, a mia madre. "Ah, questo posto è bellissimo, un mare bellissimo". C'erano i campeggi e siccome i miei nonni facevano campeggio ci son venuti per curiosità una prima volta. Siamo stati bene e ci siamo tornati per tantissimi anni.

Mia madre ha conosciuto qui il suo attuale marito, si sono sposati e con mia madre ci siamo trasferiti da Parigi quando avevo 10 anni.

Cosa ti ricordi di Parigi?

Tutto, andavo a scuola, c'era un'educazione molto diversa, più rigida. Poi la Francia è molto laica, in una scuola pubblica della religione non se ne parla neanche.

E invece mi ricordo il primo giorno di scuola qui, parte questa musichetta, si alzano tutti e cominciano a dire l'Ave Maria e il Padre Nostro e io dissi "ma questa è una gabbia di matti, che fanno?". Non capivo.

Ti creava problemi non fare religione a scuola in Italia?

Eravamo in pochissimi a non farla, ma nessun problema. Poi c'era questa grande curiosità per me, considera che per alcuni miei compagni già il fatto di andare a Firenze era un bel viaggio, per cui venire addirittura da Parigi!

Tanta roba. Poi anche mulatta, insomma, non è mica da tutti…

Uscivi con gli amici?

Quando sono arrivata qui andavamo lì dove ora c'è il porto, c'era una mia amica che aveva un fondo dove il babbo teneva le reti, la barca, tutte le cose per pescare. Piano piano l'abbiamo sfrattato portando un giradischi, delle poltrone. Passavamo il tempo lì, estate e inverno, per due o tre anni siamo stai lì.

Abbiamo anche costruito una barca con dei sacchi della spazzatura neri ripieni di polistirolo, avanzi di robe che si erano trovate sul mare e galleggiava.

Galleggiava?

Sì, sì. Andava e abbiamo salvato anche un fiorentino, una volta, solo che nel salvarlo la nostra barca si è infranta sugli scogli.

La tua adolescenza l'hai trascorsa qui?

Quella sì.. Mi sono trovata bene e mi sono divertita, tanto. La nostra zona era proprio quella del mare e poi si andava in casa di qualcuno a sentire della musica o a vedere i concerti, ho visto diversi concerti o che si faceva? Si andava in giro a fare gli stupidi in macchina, c'era la discarica, sulla via Aurelia prima c'era una discarica dove i camion andavano a scaricare la spazzatura, era infestata dai ratti, dove c'è la spiaggia per cani.

Le prime cotte come sono state?

Ma io sono sempre stata innamorata. Alle elementari, sai, ci sono sempre le cotte, c'è quello un po' più guappo, quello un po' più furbino che piace a tutte le bimbe.

Niente di particolare insomma, le solite cose: l'amica che te lo frega e poi tu lo freghi all'amica, così come è da sempre, e come sempre succederà.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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