Attenzione
«Costretti a vivere in una roulotte»
Perso il lavoro, da un anno sono finiti in mezzo a una strada: «Non possiamo più permetterci un affitto»
MONTESCUDAIO. La casa se la sono comprata con gli ultimi 300 euro che avevano in tasca. Una vecchia roulotte presa di fortuna in un rimessaggio. Ci vivono da agosto, da quasi un anno. Non hanno il frigo e l'acqua potabile. Per lavarsi spesso bussano alla porta di alcuni amici: troppo difficile rigirarsi in un bagno di neanche un metro quadrato.
Vivere di fortuna. Ecco uno spaccato dell'Italia al tempo della disoccupazione record (a gennaio tasso al 9,2%), delle cartelle esattoriali pazze e dell'Imu che fa paura. Fabrizio Lenzi, livornese di 54 anni e Marina Fraccalvieri, 55 anni, non hanno una casa. Abitano in una roulotte piazzata in un parcheggio non lontano dalla discoteca Tinì. Non hanno lavoro e da qualche mese si trovano in mezzo a una strada. Un tempo avevano una vita normale. «Sono stato una guardia penitenziaria per 26 anni - racconta lui- poi ho avuto problemi di salute e mi sono fatto riformare. In quasi trent'anni ho girato diverse carceri da Massa ad Avellino. Sono andato in pensione perché non ce la facevo più. Percepisco 900 euro al mese. Ma con la sentenza di divorzio arrivata un anno fa 500 euro vanno alle mie figlie e 200 alla ex moglie. Io vivo con 200 euro al mese». Marina invece ha lavorato per diversi anni in Germania come tappezziera specializzata e poi cameriera in Svizzera.
La nuova casa. «Non potevamo permetterci un affitto - dice Fabrizio - con gli ultimi risparmi abbiamo deciso di acquistare una roulotte». Hanno provato ad arredarla, trasformarla, farla sembrare il più possibile qualcosa che si avvicini a una casa. Hanno ricavato una piccola cucina da una tenda esterna, allacciato l'acqua a un lavandino servendosi di un pozzo e sistemato un piccolo generatore per la corrente. Nella terra intorno, Fabrizio ha provato a piantare due pianticelle di pomodori. Hai visto mai che crescessero. Ma manca tanto. «Manca tutto. Non abbiamo un frigo - spiega l'uomo - e se vogliamo cucinare la carne dobbiamo prepararla subito altrimenti va a male. Poi non c'è acqua potabile e quando piove la tenda e la cucina si allagano».
L'incontro. Fabrizio è arrivato a Cecina due anni fa: «Volevo cambiare aria e per caso ho conosciuto Marina in un ristorante di Donoratico dove ho lavorato per due mesi. Non ci siamo più lasciati». Hanno condiviso le gioie e i (tanti) dispiaceri. Anche la vita in roulotte: lei dorme sul divanetto di destra, lui a sinistra. Li divide un tavolino.
«Campiamo ai limiti della decenza - dice Marina - in queste condizioni abbiamo affrontato tutte le nevicate di febbraio. In roulotte c'erano meno 8 gradi. Ci siamo scaldati con una stufa a gas. L'unico ricordo che ho è un gran mal di testa. Eravamo a Vada, sempre in un parcheggio, poi i vigili ci hanno detto di sloggiare e per essere più convincenti ci hanno chiuso l'acqua. Siamo tornati nel comune di Montescudaio, dove siamo residenti». Sempre in un parcheggio.
Porte chiuse. In questi mesi Marina e Fabrizio hanno bussato a diverse porte. «Le abbiamo trovate chiuse - racconta lui - ormai in Comune, a Montescudaio, ci abbiamo fatto lo stradello. Di promesse tante, di fatti pochi. E noi siamo sempre qui, in mezzo a una strada».
Il lavoro, un miraggio. «Abbiamo girato tutti i campeggi della costa - continua Fabrizio - non so neanche quanti soldi ho speso per stampare i curricula. Non è servito a niente. Cosa chiediamo? La possibilità di lavorare e tornare a una vita dignitosa».
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